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Visualizzazione dei post da ottobre, 2008

Ombre cinesi sul tramonto della civiltà

Stavo grattando via lo sperma secco dalla cavità orale di Eugenia aiutandomi con uno scovolino di fabbricazione cinese, quando è suonato il telefono. Era mio padre. - Cosa stai facendo? – ha chiesto. - Sto facendo un sondaggio – ho risposto. - Come, un sondaggio. Anche tu adesso fai i sondaggi? - Sì, stavo sondando. - No, ti prego non dirmi, non dirmi che sondaggio è. Non lo voglio neanche sapere. E soprattutto non chiedermi di partecipare. - Non te lo chiederò. Che c’è? - Dovresti farmi un favore. Sto riparando il rubinetto della cucina e non trovo più la cagna. Ce l’hai per caso tu? - Non ho nessuna cagna. Ho il pappagallo. - Ce l’hai tu, allora. - Ti dico che ho il pappagallo, non la cagna. - Sono la stessa cosa, la cagna, il pappagallo. - È la prima volta in vita mia che ti sento chiamare il pappagallo cagna. - E io è la prima volta che ti sento chiamare la cagna pappagallo. Allora, me lo porti? - La cagna o il pappagallo? - Quello che ti pare perdio, basta che me lo porti. Ho lasc...

Rinomina set d'invio

Ierisera ero fermo sul marciapiede che aspettavo che diventasse verde per attraversare la strada, e vicino a me è arrivato un tizio che appena ha visto che era rosso ha estratto il cellulare e ha cominciato a farci delle cose, tipo scrivere un sms. Allora in quel momento mi sono reso conto che invenzione fantastica che sono i cellulari, che ci permettono di riempire i tempi morti, altrimenti saremmo in balia dei tempi morti e ci toccherebbe fare cose tipo guardarci intorno, o pensare delle cose, ma siamo matti. Invece grazie ai cellulari noi abbiamo sempre una via di fuga, io per esempio quando mi trovo in una situazione imbarazzante nella realtà per sfuggire all’imbarazzo estraggo il cellulare e mi perdo nei menu e nei sottomenu e nei sotto sottomenu, in tutte quelle funzioni cellularistiche che mai nessuno al mondo usa perché apparentemente sono inutili ma in realtà hanno questa fondamentale funzione di cavarti d’impiccio, di permetterti di nasconderti nelle impostazioni tipo Rinomin...

Spirare inspirando

Chissà se morirò inspirando o espirando aria. Chissà se tutti moriamo durante l'espirazione, se cioè vi sia una qualche legge fisica per cui si muore quando si espira (o quando si inspira), o se invece la cosa è casuale. Supponendo una morte in fase di inspirazione è chiaro che poi l'espirazione arriva comunque, ma arriva che siamo morti, non siamo noi a espirare, è il corpo morto ridotto a mantice che espira, per pura forza meccanica. Morirò mentre mi starò riempiendo d'aria i polmoni, o morirò mentre mi sto sgonfiando come un palloncino? Questo mi stavo chiedendo ieri sera, sono le domande della domenica. Oggi penso che vorrei morire nel momento esatto tra un'espirazione e un'inspirazione, che per me equivale allo zero dell'atto respiratorio, zero energia potenziale, vorrei morire mentre sono nello zero perché è nello zero che si trova la verità, penso. Questo lo penso oggi ma ieri non sapevo cosa pensare, guardavo Eugenia stesa in terra davanti a me, supina, ...

Sapone negli occhi

Avevo l’angoscia per la crisi economica e allora ho telefonato a mio padre ma mio padre non c’era, probabilmente era uscito a camminare per la Birmania o per il Tibet o per la Cambogia e la Thailandia o per il Pakistan o per l’Italia o per il Darfur. Neanche ho provato a chiamarlo al cellulare, tanto so che lo spegne quando cammina. Allora sono andato da zio Piero, quello allergico ai marchi. Ho controllato di non indossare marchi o etichette visibili, e poi ho suonato il campanello, mi ha aperto zia Scimunetta. “Sta nel suo studio” ha detto la zia. Sono entrato nello studio e ho trovato zio Piero disteso supino sul tappeto al centro dello studio. – Che fai zio – gli ho chiesto. – Niente – ha detto. Gli ho raccontato che avevo l’angoscia per via della crisi economica. – Il fatto è che io ero tranquillo – gli ho detto –, non mi sentivo in pericolo, ma poi leggo gli articoli degli esperti che mi dicono che devo stare tranquillo. Ma io sono già tranquillo. Poi arriva il presidente della B...

Ascensione, discussione, convinzione

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita. Le porte non stanno neanche per chiudersi che entra una donna che non conosco. Le porte si chiudono. Io aspetto. La donna mi guarda. - A che piano, signora? - Terzo, grazie. - Terzo piano. Curioso, io abito al quarto. - E allora? - Non abitiamo allo stesso piano. - E cosa c’è di strano? Un sacco di gente non abita allo stesso piano. - Sì, ma io di solito in ascensore incontro una signora che abita al mio stesso piano. Tutte le volte. E invece oggi ho incontrato lei, è curioso. - Ma sono io! Sono io, accidenti a te. Sono quella che incontri sempre. - Come sarebbe. Lei abita al terzo. - Ma no, stupido, io abito al quarto. - E allora perché mi ha detto che abita al terzo? - Perché volevo evitare che si scatenasse la solita discussione. - Solita discussione? Eccoci al terzo, la saluto. - No, non vado al terzo, ti ho detto. Salgo al quarto. - E che ci viene a fare, al quarto? - Ci abito, cretino. - Che strano, eppure - Se lo dici comincio a urla...

Gioco al massacro

Creativo n.3 sostiene che Creativo n.1 si sarebbe “licenziato dalla vita” (ha detto così) per motivi sentimentali. “Intendi dire amore?” ho chiesto. “Intendo dire motivi sentimentali” ha detto lui. Io e n.3 siamo alti uguali e questo ci crea imbarazzo, quando parliamo rischiamo di guardarci negli occhi e alla stessa altezza, rischiamo di creare questo legame di sguardi perfettamente orizzontale, e questo sarebbe insopportabilmente intimo e quindi nel nostro caso tipo pornografico, quindi io di solito guardo la punta del suo naso o le sue orecchie, lui non so dove guarda perché negli occhi non lo guardo mai. Sarei molto curioso di sapere dove guarda ma non posso rischiare di incrociare il suo sguardo, ma sono quasi sicuro che anche lui non mi guarda negli occhi, sono sicuro che anche lui teme il disagio dello sguardo orizzontale con implicazioni pornografiche. Pensa a quello che ha detto prima di spararsi, mi ha detto, “Amatevi e patite”, non ti sembra un messaggio chiaro? Di disagio se...

Un riconoscimento dovuto

Ci sono molte cose in cui in quanto italiani siamo bravissimi ma non si capisce per quale motivo spesso queste cose le misconosciamo. E oltretutto in molti casi sono cose nelle quali costituiamo l’eccellenza, a livello internazionale, diamo cioè dei punti a tutti. Una di queste è il razzismo. Siamo razzisti di qualità, sopraffini, di alto livello, e però siamo talmente abituati a denigrarci che poi le cose che ci riescono meglio le misconosciamo. Tutti a dire che non siamo razzisti. Ma perché ci nascondiamo dietro a un dito, dico io. Questa ritrosia, questa falsa modestia, questa insicurezza riguardo alle nostre capacità. Addirittura questa paura, quasi, di venire considerati dei razzisti dell’ultima ora. Ma stiamo scherzando. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e a Bruto quel che è di Bruto, e Cassio pensi per sé. Noi abbiamo alle spalle una gloriosa storia di razzismo italiano doc. Noi le cose le facciamo per bene, noi non improvvisiamo niente. E soprattutto non facciamo preferenze...