24 dicembre 2018

In via del tutto eccezionale

– Oggi parliamo delle mie emorroidi – ha esordito il capo, aprendo la riunione odierna nella Sala Incubatrice. E dopo aver avuto la nostra sbigottita attenzione, ha aggiunto: – Bene, possiamo partire con le immagini – e ha pigiato il tasto del telecomando.
Sullo schermo è apparsa la scritta buon natale! con sotto il logo della Clebbino, versione gore, quello cioè con la C gocciolante. Il capo si è messo a ridere, urlando scherzetto! scherzetto!
– Dolcetto o scherzetto? – ha osato dire Numero 2.
– Siamo a Natale, non a Halloween, testadicazzo – ha urlato il capo.
La riunione alla fine era per dirci che in via del tutto eccezionale e per venire incontro alle esigenze – anche di svago – dei suoi dipendenti & collaboratori, la Clebbino avrebbe tenuto aperti i suoi uffici di tutte le filiali del mondo anche il giorno di Natale, che è domani, casomai non ve ne foste accorti.
– Aperti tanto per fare, o aperti per lavorare? – ho chiesto io, tanto per intervenire.
– Che domande,  Numero 5. Per lavorare, no? È proprio lo stress delle feste, che vogliamo risparmiarvi. Quei pranzi interminabili, lo scambio dei doni, i pezzetti di torrone attaccati alla tovaglia, i figli e i nipoti che urlano, e soprattutto quel senso di morte e di imminente apocalisse. Naturalmente non siete obbligati, eh. Se non venite, perché siete dei sadici o diosacosa, non c’è problema, ve lo scaleremo dalle ferie.
Più tardi Creativa n.1, eravamo nella saletta Ristoro, mi ha confessato che qualche settimana fa è scesa per sbaglio al piano -2, e in uno stanzino buio ha trovato cataste e cataste di PresepiPronti Clebbino.
– Non li avevano ritirati dal commercio e tipo disintegrati?
– Tu ci vieni, domani, in ufficio? – mi ha chiesto.
– Io?
Non ci pensavo neanche.
– Ma certo! – ho risposto, perché mi piace prendermi di sorpresa. E pensare che io le odio, le sorprese. Cioè, mi piace farle ma non subirle, quindi mi piace farle anche a me stesso, non fosse che quando le faccio a me stesso poi le ricevo anche, che fregatura.

17 dicembre 2018

Da quanto è

Da quanto è che non guardi una cosa vera, mi ha chiesto Creativa n.1.
Che vuoi dire, le ho chiesto io alzando gli occhi dallo schermo.
Mi sono svegliato di colpo, chissà che ora era, stavo dormendo nella mia tenda in terrazzo, c’era un rumore di grandine. Ma non era grandine, erano le notifiche del mio telefono.

13 dicembre 2018

Sbucciare l'arancia

Ci sono vecchie carampane professioniste, ha cominciato a dirmi Creativo n.2 mentre eravamo in sala mensa, ci sono vecchie carampane professioniste che sono pagate profumatamente per andare a tossire ai concerti di musica classica, quelli che vengono trasmessi in diretta alla radio o registrati, sono pagate profumatamente dalle case discografiche o dalle stesse radio e servono a dimostrare che il concerto è davvero dal vivo, e non una registrazione in studio, tu ascolti alla radio la registrazione di un concerto con pezzi di Chopin, nel bel mezzo dei Dodici studi, opera 25, tac!, colpo di tosse della vecchia prezzolata, a ricordarti che il concerto è vero, è live. Che poi non è da tutti, queste qua sono tutte diplomate al conservatorio, sanno esattamente quando casca un silenzio, una pausa breve, semibreve, ma anche di una croma, e lì ci piazzano il colpo di tosse certificatore, e pazienza se Chopin, se Beethoven, ma Pure Listz, Schubert o Stocazzen non l’avevano previsto, sullo spartito, sul pentagramma, mica c’è scritto Andante con tosse, o Allegretto con scatarro, o Adagio con fischietto asmatico, chi se ne frega, è il prezzo da pagare per essere sicuri che sia tutto vero, e non finto, non costruito, anche nel momento stesso in cui lo stai ascoltando, e non solo alla fine, quando scoppia l’applauso.
Mi piace sbucciare l’arancia pensando che sto facendo lo scalpo al mio capo, ha detto Creativo n.3.

12 dicembre 2018

Clicca qui per cancellarti

Mi piace disiscrivermi dalle mailing list, soprattutto da quelle a cui non mi sono mai iscritto, cioè praticamente tutte. Mi piace soprattutto quando per disiscrivermi devo cliccare su una scritta che dice “Clicca qui per cancellarti”, e allora io subito ci clicco, più forte che posso, e poi chiudo gli occhi e li tengo chiusi per qualche istante. Dopo li riapro ma è delusione, non mi sono affatto cancellato, sono ancora qui, davanti al computer, nel mio ufficio, dentro al mondo. Mi alzo ed esco in corridoio e al primo creativo che incontro gli chiedo se mi vede, e lui mi risponde “Purtroppo sì”, a conferma del fatto che non mi sono cancellato per niente.
Ma ogni volta ci spero e prima o poi troverò il link giusto cliccando il quale mi cancellerò davvero. E allora dopo sai le risate.

4 dicembre 2018

Come aumentare la sicurezza nel nostro Paese

Nonostante il numero dei crimini nel nostro Paese sia in calo costante da qualche anno, sempre più persone hanno la percezione che i crimini stiano in realtà aumentando e cresce di conseguenza la richiesta di armi per la difesa personale. La soluzione a questo paradosso probabilmente è quella di aumentare i crimini effettivi. Cioè lo stato dovrebbe incentivare i piccoli e medi criminali a commettere furti, rapine e violenze. In questo modo, aumentando i crimini, la popolazione probabilmente ne percepirebbe il calo; forse per abitudine, per assuefazione, non so e non mi interessa adesso giustificare il motivo, mi interessano i risultati.
Quindi in sostanza aumentando i crimini aumenterebbe la percezione di sicurezza e diminuirebbe la richiesta e la vendita di armi, e finalmente potremmo tornare ad occuparci di problemi seri, come le ore di punta (aboliamo le ore di punta!), le chiavi di casa che non sono mai nella prima tasca dove uno le cerca (aboliamo le tasche!), la gente che ti chiede come va? o tutto ok? (aboliamo la gente!)

27 settembre 2018

Conosco persone

Conosco persone che nelle metropolitane, negli aeroporti, nei centri commerciali, per non camminare prendono scale e tappeti mobili. Poi, una volta a casa, per tenersi in forma corrono sui tapis roulant.

12 settembre 2018

La vita all'aperto

Sono tornato dalle vacanze e dopo dieci giorni in tenda non lo so, a casa non mi ci ritrovavo più. Tutti quei muri. Pieno di porte. I mobili. E meno male che a casa mia c’è anche della terra, buttata lì in un angolo del soggiorno! Che tra l’altro ci hanno fatto casa le formiche mi sa, anche loro dopotutto hanno diritto al campeggio, haha.
Quindi niente, alla fine ho piantato la mia minuscola tenda in terrazzo e vivo lì. Certo il mio terrazzo si affaccia su un cortile interno, vista sui tinelli con le mattonelle tristi, sui bagni con le tende delle docce a fiori, esodati spiaggiati su divani davanti a schermi piatti pagati a rate, non è esattamente il massimo della natura selvaggia, ma almeno quando esco dalla tenda la mattina e guardo su, vedo il cielo. Entro in casa solo per lavarmi, ogni volta sbattendo contro tutti quei cazzo di muri e di porte, spigoli, soprammobili, formiche. Poi torno in terrazzo, carico la moka, accendo il fornelletto a gas da campeggio, mi siedo sul mio sgabello, i cani abbaiano, passano gli aerei, suonano i telefoni, sale il caffè, spengo il fornelletto. Bevo il caffè, sa di paesaggio. Dopo il primo giorno la tenda è già coperta di merda di piccione. Poi prendo, mi vesto e vado in ufficio. Quando entro in ufficio, certe facce. La gente è triste, tutti quei muri, quelle porte, gli spigoli, i ronzii, tutti quei tavoli, le librerie, gli scaffali, le stampanti, tutti quei corridoi che non portano da nessuna parte, girano su se stessi, gli ascensori che salgono e scendono, i pulsanti. Tutti si lamentano, io penso alla mia tenda, alla mia vita all’aperto, e mi rido dentro.