30 aprile 2022

L'idea

L’idea, io me la ricordo così: con lo sviluppo tecnologico un giorno i lavori più pesanti o antipatici o alienanti o pericolosi li avrebbero fatti i robot, e noi esseri umani avremmo lavorato tutti di meno, e avremmo avuto più tempo per studiare, riposarci, camminare, ballare, fare giardinaggio, scopare. E lavorando tutti di meno, e facendo tutti lavori meno faticosi, il nostro fabbisogno energetico sarebbe diminuito, e avremmo avuto bisogno di meno cibo, e ci sarebbe quindi stato più cibo per tutti (questa ultima frase in realtà non fa parte dell’idea, cioè è più un’idea tutta mia, che mi è venuta prima mentre ero seduto sulla tazza del cesso).
Invece niente, facciamo in media lavori meno faticosi, è vero, quindi con meno dispendio energetico di un contadino o di un minatore dell’Ottocento (faccio per dire). Ma lavoriamo lo stesso tutti come scemi, anche con tutte queste nuove tecnologie, facendo lavori sempre più sedentari e mangiando però al contempo sempre di più, forse è fame nervosa, non lo so; e siamo, noi esseri umani dei paesi industrializzati, sempre più stanchi e stressati e grassi e insoddisfatti e livorosi.
L’idea quindi era una stronzata, oppure non è stata messa in pratica, è stata abbandonata?, non lo so. Qualcosa comunque non ha funzionato.
Sono andato al colloquio di lavoro alla Clebbino, in vista di una possibile nuova collaborazione.
«Dove si vede tra vent’anni?» mi ha chiesto il recruiter.
«In un campo profughi nella Foresta Nera, sotto un baracca improvvisata con il plexiglass, insieme a migliaia di altri italiani, scappati per via della siccità, delle inondazioni e delle frane».
Il recruiter ha annuito, ha intrecciato le dita delle mani sopra al tavolo.
«Non credo che lei sia la figura che stiamo cercando» ha detto, aggrottando la fronte e facendo un sorriso sconsolato.
«Capisco». Mi sono alzato per uscire, ci siamo stretti la mano.
«Allora ci si vede tra vent’anni nella Foresta Nera» ho detto.

1 marzo 2022

Una devastante arma non convenzionale

 Buon anno! (ha! fa ridere, no?)
Ieri sono andato a cena da mio padre. Sono giorni che mi nutro a semi di zucca e fegato di merluzzo spalmato su fette biscottate, non lo so neanche io perché, penso per inerzia e per praticità, da quando il pratico ha avuto il sopravvento sul teorico l’umanità ha iniziato il suo declino. Quindi avevo voglia di mangiare qualcosa di più sostanzioso, un pasto completo, e Svetlana, la moglie di mio padre, tutto le si può dire tranne che non cucini bene. Così sono arrivato a casa di mio padre ma Svetlana non c’era.
– Svetlana non c’è?
– È tornata in Russia.
– Lo sapevo! Alla fine ti ha lasciato pure lei.
– Non mi ha lasciato. È andata ad arruolarsi nella Brigata dell’Abbraccio.
Ho annuito lentamente. Mentre mio padre mi fissava, mi sono seduto alla tavola apparecchiata. C’erano due piatti, e, al centro del piatto, una scatoletta di fegato di merluzzo. Mio padre continuava a fissarmi, in attesa. In attesa che io facessi la Domanda. Ma io non volevo farla. Invece dissi:
– Ho portato anch’io qualcosa. Non volevo venire a mani vuote – e ho estratto una confezione di semi di zucca. L’ho aperta e ho rovesciato i semi di zucca sul tavolo. Poi ho cominciato a sgranocchiarne una, con la buccia e tutto. Mio padre era sempre in attesa della Domanda. Ho sputato la buccia del seme di zucca, ho sbuffato, uno sbuffo sonoro, teatrale.
– D’accordo. Mi arrendo – ho guardato mio padre, e poi gli ho fatto la Domanda.
– Che cos’è adesso questa Brigata dell’Abbraccio?
Mio padre ha sorriso di soddisfazione.
– Grazie per averlo chiesto. È un corpo speciale clandestino nato in Russia dopo che si è capito che per l’Ucraina non stava buttando bene. È formato da dissidenti politici e oppositori al regime di Putin.
– Forte. Vogliono fare la rivoluzione? Ai russi piace.
– Oh no, no.
– Allora vogliono solo rovesciare il regime.
– No. Non direttamente almeno.
– Vogliono ammazzare Putin?
– Cosa? No! Svetlana non è un’assassina. E neanche Maya.
– Maya la giornalaia?
– Sì.
– Che c’entra lei?
– Anche lei è nella Brigata dell’Abbraccio.
– Ma Maya la tua ex?
– Sì.
– Maya con cui eri andato a vivere a Vladivostok e in seguito ti ha lasciato per scappare con un soldato russo?
(nota: il dialogo non è andato proprio così. Non è che sono scemo, avevo capito benissimo chi era Maya, sto usando questa raffinata tecnica di ripetizione per fare un riassunto delle puntate precedenti che non sembri un riassunto delle puntate precedenti, che ha però l’effetto collaterale di far sembrare me un coglione. Del resto molti personaggi nei film vengono sacrificati per questo. Tipo quei personaggi femminili che dicono al protagonista cose come “Ti presenti da me dopo avermi tradito con la veterinaria del nostro cane che mi avevi regalato per il mio compleanno e ti aspetti che io ti perdoni?”, ma chi è che parla così?)
Mio padre mi ha spiegato che era stato proprio il soldato russo, che aveva disertato in seguito all’ordine di invadere l’Ucraina, a fondare con altri la Brigata dell’Abbraccio.
– L’obiettivo della Brigata dell’Abbraccio è intrufolarsi al Cremlino, eludendo tutti i controlli e le guardie di sicurezza, penetrare nell’ufficio del presidente quando è solo, o – ancora meglio – penetrare in una delle sue residenze private quando lui si trova lì, prenderlo alle spalle in un momento di relax, magari mentre è in vestaglia e pantofole, quelle pantofole buffe con le orecchie, e, prima che possa ribellarsi o divincolarsi o anche solo capacitarsi, dargli un abbraccione.
– Capisco. Ma non sarà facile. Ci vorrebbe un ninja per eludere il sistema di sicurezza che circonda Putin, e anche ammesso che ci si riuscisse, il presidente è cintura nera di judo e pratica anche karate, chi tentasse di abbracciarlo, anche prendendolo alle spalle, probabilmente si ritroverebbe al tappeto con diverse costole rotte.
– Mi aspettavo un’obiezione di tutt’altro tipo. Comunque, sarà pure cintura nera di judo, ma è cintura di merda di abbracci. Il punto è proprio questo: probabilmente sa come difendersi da un colpo di judo, ma è totalmente impreparato a schivare o a neutralizzare un abbraccio come si deve. Non sottovalutare la potenza dell’abbraccio. Se ci pensi, che cosa fa un pugile sul ring quando si trova in difficoltà, sottoposto alla gragnuola di colpi dell’avversario? Lo abbraccia. E abbracciandolo, lo neutralizza. Putin, che non è scemo, questo lo sa bene. È questo il motivo per cui tiene le persone, tutte le persone, a distanza di sicurezza. La scusa ufficiale è il Covid-19, ma quei tavoli chilometrici ai cui estremi si siedono lui e il suo interlocutore di turno servono a questo: a non cadere vittima di un abbraccio.
– Be' certo non nascondo che un abbraccio sarebbe devastante per lui.
– Lo disarmerebbe completamente fin dentro le viscere. Lo farebbe scoppiare in lacrime. Non sarebbe più lo stesso uomo di prima. Capisci? Sarebbe la fine del putinismo.
– È un piano audace. Ma l’abbraccio è un’arma non convenzionale, come reagirebbero l’Onu e l’opinione pubblica? Sarebbe tollerato il ricorso a un’arma tanto devastante?
Mio padre ha allungato una mano e ha fatto una cosa che non ha mai fatto in vita sua, credo. Mi ha preso una mano e me l’ha stretta, e poi con voce grave, guardandomi negli occhi, ha detto:
– La guerra è guerra, Massimo.
Alla fine non ci andava di mangiare fegato di merluzzo e semi di zucca e abbiamo ordinato due pizze, che abbiamo mangiato guardando le immagini di guerra in Ucraina e irridendo le obsolete, goffe, sgraziate e fracassone armi usate dall’esercito russo, le loro bombe a grappolo, i loro missili Iskander-M 9M728, le loro bombe termobariche.

15 gennaio 2022

La sicurezza prima di tutto

 Buon anno!

Non c’è niente di meglio che iniziare bene la giornata per iniziare bene la giornata. Ed è quello che farò domani, perché oggi ormai è troppo tardi. Lo so che il proverbio dice non rimandare a domani quello che puoi fare oggi e meglio un uovo oggi che una gallina domani, ma se è per questo i proverbi dicono anche chi fa da sé fa per tre e l’unione fa la forza, e miei cari proverbi mettetevi d’accordo, pretendete di insegnarci come si sta al mondo ma poi vi azzuffate tra di voi, il risultato è che a noi gente poco savia arriva un messaggio contrastante, confuso, il messaggio non è univoco ed è così poi che nascono i fake proverbs e le legioni di NoProv che mettono in dubbio l’efficacia millenaria dei proverbi. Del resto la madre dei cretini è sempre incinta e giuro che non sono stato io.

Ho installato sul mio smartphone una app per smettere di controllare compulsivamente lo smartphone. In pratica questa app ti dice quante volte al giorno controlli lo smartphone, e tiene la cronologia dei tuoi progressi, mandandoti notifiche per motivarti se stai andando male e per congratularsi se stai andando bene. Solo che c’è un problema, la app conteggia anche le volte che tu usi lo smartphone per controllare sulla app quante volte hai usato lo smartphone, anche solo per controllare le notifiche che la app ti manda per dirti che stai controllando un po’ troppo il tuo smartphone e ti devi dare una regolata, oppure per dirti bravo continua così, però ahi ahi ci sei cascato di nuovo, hai appena ricontrollato lo smartphone. Un punto in meno. Quindi in definitiva mi sono rotto il cazzo e ho deciso di disinstallare la app, ma siccome ho implementato il livello di sicurezza del mio smartphone, il mio smartphone adesso mi chiede una password sia per installare che per disinstallare alcunché. Io ho inserito detta password ma lo smartphone mi ha avvertito che la password, che scade ogni sei mesi per motivi comprensibili di sicurezza (nel caso per esempio i servizi segreti russi volessero maliziosamente installare nel mio smartphone una app malevola per captare i miei dati personali dai quali, perché no, dipende la pace nel mondo), detta password era scaduta e andava rinnovata. Allora mi è capitata una cosa spiacevole, che provo a raccontare, usando a mo’ di esempio una password che però NON È nella maniera più assoluta la mia vera password, quindi: astenersi pirati informatici.

Dunque, ho digitato la seguente (fake!) password:

bandini

ma il sistema ha scritto che occorrevano almeno 8 caratteri. Allora ho digitato

mbandini

ma il sistema ha scritto che occorrevano anche dei numeri. Allora ho digitato

mbandini2020

ma il sistema ha scritto che occorrevano anche delle lettere maiuscole. Allora ho digitato

mBandini2020

e mi sembrava perfetta ed elegante, ma il sistema ha scritto che occorreva anche almeno un carattere speciale. Allora ho digitato

mBandini2020$$

ma il sistema ha scritto che non erano accettate password contenenti parte del nome o del cognome dell'utente. “Non potevi dirlo subito, stupida testadicazzo elettronica?” ho pensato digrignando i denti, e ho digitato

frigorifero2020$$

ma il sistema ha scritto che non potevo inserire nomi di elettrodomestici, allora ho digitato

vaffanculo2020$$

ma il sistema ha scritto che non erano accettati termini offensivi. Allora ho deciso, sai che c’è, quella app non è poi così male, la tengo.

6 gennaio 2022

Incontrando chiunque

 Oggi che è l’epifania ho telefonato a mio padre per augurargli buona epifania, e lui mi ha risposto a te e alla tua famiglia, con lo stesso tono che hanno le casse automatiche ai caselli autostradali. Dimenticando oltretutto che la mia famiglia è lui. Sì, perché, non so se ve ne siete mai accorti, ma da qualche anno le casse automatiche parlano. Parlano senza ascoltare. Proprio come gli esseri umani. «E quasi dimenticavo: buon anno!» ho pure detto a mio padre. Lui ha risposto con un grugnito.
Io non capisco per quale ragione la gente smetta di augurarsi buon anno dopo il 10 gennaio o giù di lì. Ci sono ancora più di 350 giorni nuovi di pacca davanti a loro, ma valli a capire, è come se l'anno fosse già andato a puttane, la festa finita, ormai bisogna tenere duro per undici cazzo di mesi e mezzo prima di avere davanti un altro anno bello fresco e luccicante e pieno di nascoste potenzialità.
Quindi, ecco quello che farò, incontrando chiunque gli augurerò buon anno almeno fino ad agosto incluso, mi sembra più che ragionevole. È senz’altro quello che farò quando tra qualche giorno andrò al colloquio per un eventuale nuovo contratto alla Clebbino.
Ho provato a scrivere buon anno anche su internet, ma nessuno mi ha risposto. La gente su internet si comporta veramente da stronza, con una sola eccezione, i siti porno. Lì sono tutti gentili, nei commenti ai video non c’è traccia di discorsi di odio, solo complimenti e parole cordiali. Allora ho pensato che la gente su internet è stronza perché fa poco sesso, anche con se stessa. Sui siti porno invece sono tutti più rilassati, la masturbazione ingentilisce gli animi. È uno dei motivi per cui darei il nobel per la pace ai siti porno. Adesso a proposito scusate ma c’è Dolly, la mia pecora gonfiabile scopabile, che da dieci minuti mi occhieggia lasciva dal tappeto davanti al divano. Buon anno!


17 giugno 2021

Livelli

 Sono andato in un negozio offline del centro commerciale a comprare una t-shirt, e già che ero offline ne ho approfittato per passare a salutare l’addetto alla sicumera di Mediaworld. L’ho beccato al reparto televisioni che stava guardando una commedia su uno schermo piatto a 196 pollici.
«Ci hai mai fatto caso che nelle commedie e nelle sit-com i personaggi non ridono mai? Gli capitano cose buffissime, i loro comprimari fanno battute esilaranti, ma loro niente, non fanno una piega. Com’è possibile? Non hanno senso dell’umorismo? Hanno qualche disfuzione cerebrale? Che razza di incubo può essere, vivere dentro una commedia? Vivere in un mondo in cui è bandita la risata? In cui è impossibile sdrammatizzare?»
Io sono rabbrividito. Ma non per le sue parole, per l’aria condizionata che c’era dentro a Mediaworld.
«A meno che» ha ripreso a dire «a meno che, non sia così in tutti gli universi. Voglio dire: l’universo della commedia magari è un universo a senso dell’umorismo zero, dove è impossibile ridere; e magari il nostro è un universo a senso dell’umorismo 1, dove certe cose ci fanno ridere e altre invece no, perché non abbiamo la consapevolezza necessaria a coglierne la risabilità; e magari invece Dio, dal suo punto di vista a senso dell’umorismo 10 ci guarda come noi guardiamo questa commedia, e ride dei nostri smadonnamenti e delle nostre disgrazie e delle cose che noi diciamo credendo di dire cose serie, la nostra realtà è la sit-com di Dio, e magari c'è qualcun altro sopra di Dio, con un livello di consapevolezza e senso dell’umorismo 100 che si fa beffe di Dio e dei suoi comandamenti seriosi e della sua onniscenza e onnipotenza e ne ride come noi rideremmo delle miserie che capitano a un Mister Bean qualunque. Insomma, c’è sempre qualcuno che se la spassa più di chiunque altro, solo perché il suo senso del comico è particolarmente raffinato».
«Prima che esistesse l’online, tu lo sapevi di essere offline?» gli ho chiesto.
«No.»
«Esattamente. Credo che sia un po’ lo stesso. C’è sempre qualcuno o qualcosa che ti mette in fuori gioco. Tu stai fermo, non fai un passo, vivi come sempre hai vissuto. Poi alzi un attimo gli occhi e vedi che il guardalinee ha alzato la sua bandierina. Sei fuorigioco. Magari manco lo sapevi di stare in campo, di stare giocando.»
«Ora che mi ci fai pensare, dev’essere iniziata la partita». Ha cambiato canale e abbiamo visto il secondo tempo di una partita di calcio. Poi sono tornato a casa e online.


31 maggio 2021

Come essere a Honolulu

 Ho comprato online una lettiera per gatti “usata pochissimo”, perché pensavo di prendere un gatto per Domenico, in funzione di pet therapy, visto che ultimamente lo vedo un po’depresso, se ne sta lì attaccato al muro sopra la porta della cucina e quasi non arriccia neanche la coda, il che credo sia un segno di depressione nei gechi, almeno da quanto ho sentito dire una volta su un documentario che davano su una smart TV di Mediaworld. Ma poi sul gatto ho cambiato idea dopo aver parlato con il vecchio proprietario della lettiera che ho comprato, il quale ha deciso di venderla dopo che il suo gatto persiano è morto schiacciato dalle ruote di un SUV guidato da una signora di mezza età che stava registrando un vocale su whatsapp. Dopo aver schiacciato il gatto il SUV è finito dritto nella buca dei lavori in corso che c’era in mezzo alla strada per via di una fuga di gas, facendo da detonatore. L’esplosione ha fatto tremare i vetri delle case di tutto il quartiere. I media senza scrupoli, con la complicità di qualche agente delle forze dell’ordine, hanno diffuso il vocale che la signora stava lasciando un attimo prima di venire disintegrata dall’esplosione: “Guarda Marilena per le cinque non riesco proprio perché alle quattro ho appuntamento dal dentista per l’igiene e lo sbiancamento, che ne dici se ci vediamo davanti a Quaderni alle OH ma mi è semblato di vedele un gatto ahahaha no scherzo, dicevo AHHHHHHHHHHH [rumore di metallo accartocciato + rumore di esplosione].

Ormai però la lettiera l’avevo presa, e che me ne facevo? Tra l’altro è costituita da ottima sabbia agglomerante composta da argilla e bentonite, era un peccato lasciarla lì. Allora l’ho messa in una bacinella e adesso quando mi siedo sul divano chiudo gli occhi e infilo i piedi nudi nella sabbietta agglomerante usata pochissimo e mi sembra di essere su una spiaggia a Honolulu o uno di quei posti esotici dove ti servono quei drink con dentro gli ombrellini, madonna quanto mi stanno sul cazzo gli ombrellini, sei in riva al mare coi piedi nella sabbia (in realtà la lettiera), il sole tramonta e tu respiri a pieni polmoni l’aria ricca di iodio e microplastiche e ti senti tutto sommato non c’è male.


25 maggio 2021

I migliori saluti

 “I migliori saluti” c’è scritto in calce a una mail che mi ha scritto la mia banca. Che poi non è mia davvero, nel senso che non è che la posseggo, è più lei a possedere me, nel senso che ho proprio la stringente sensazione che mi tenga per le palle. Ma “I migliori saluti” mi ha proprio stranito. Quali sono i migliori saluti? “Arrivederci e a presto, stia bene carissimo”? E i peggiori, allora? “Ciao e vaffanculo, testa di cazzo”? Mi colpisce molto che la banca si premuri di scegliere tra un’infinita gamma di saluti soltanto i migliori, e di mandarmi quelli, senza però esplicitarli. Che cos’è tutto questo pudore, banca? Questa timidezza, unita alla sfrontatezza di mandarmi i saluti migliori, a me, tuo umile correntista col conto quasi in rosso considerato che la Clebbino mi ha lasciato a casa a tempo indeterminato, che è l’unica cosa a tempo indeterminato che io abbia mai ottenuto dalla Clebbino (e dalla vita)? I migliori saluti. Ci stai provando, banca? Vuoi sedurmi? Vuoi uscire con me? Ti potrei denunciare. Aggià che hai accesso a diversi dei miei dati sensibili, e già per questo direi che ci sono gli estremi per una denuncia, ma poi ti metti anche a stalkerare, cioè non lo so, qua andiamo sul penale, “cara” banca. Che fine hanno fatto i “distinti saluti” di una volta? La discrezione, perché no la freddezza burocratica, l’efficiente spietata impersonale comunicazione di un tempo? Mi nascondi qualcosa? Mi vuoi fottere, banca? Stai giocando col mio cuore, coi miei sentimenti, bullandoti con i tuoi amici i poteri forti? Prima prendi le distanze, decidendo che avremo una relazione quasi esclusivamente online, e poi mi mandi i “migliori saluti”? E perché? Giochi con la mia fragilità? Quanti punti di domanda sto mettendo in questo post? Sono davvero finito in una trappola di domande retoriche da cui non riuscirò più a uscire? Sto davvero parlando con una banca, invece di parlare con le piante o con gli animali o con Siri o con Alexa, come fanno le persone “normali”? Se Siri parlasse con Alexa, come andrebbe a finire? Ci sarebbe una escalation che porterebbe a un reciproco lancio di testate nucleari e alla conseguente fine del pianeta? In tal caso non sarebbero davvero questi i “migliori saluti”?