Stamattina sono arrivato in ufficio presto, ed arrivando ho incrociato Penelope 5 che usciva dal turno di notte.
– Che ti è successo? Ti hanno pisciato in faccia? – le ho chiesto ridendo.
– Ho pianto, stronzo! – e andandosene mi ha dato uno spintone che per non perdere l'equilibrio mi sono dovuto abbracciare il boccione dell'acqua (ma forse dovrei dire boccione del piscio, per quella storia di qualche post fa).
Accidenti come sono permalose le persone, ho detto al boccione del piscio. Lui ha gorgogliato.
– Nessuno mi ha mai abbracciato così – ha detto Creativo n.3, passando.
9 luglio 2009
8 luglio 2009
mojto!
Ieri ho consegnato una Pizza Rubizza e un Calzone Puzzone a un tizio che m'ha attaccato un bottone assurdo! Ho suonato il campanello e il tizio ha detto: chi è! Io ho risposto: Rapidopizza! Sali su, ha detto lui!
Sono salito su e lui mi aspettava alla porta!
– Ecco la Pizza Rubizza e il Calzone Puzzone! Da bere non aveva chiesto niente vero!
– No. E tu cosa bevi?
– Niente grazie, se vuole mi può lasciare la mancia!
- Non ti offrivo da bere. Dicevo: tu che bevi tipo quando esci la sera?
– Ah è un sondaggio! Figo, io non ho mai partecipato nella vita a un sondaggio! Dunque, vediamo... un mojito!
- Ma certo. Ovvio. Un mojito. Adesso tutti bevono il mojito. Il mojito è il drink del momento. Con tutto quello zucchero. Una popolazione di futuri diabetici. Una popolazione che beve mojiti su mojiti, un paese intero che beve mojito spaparanzato sulla sdraio, un paese che affonda piano piano come il titanic e tutti cosa fanno, bevono il mojito.
– Quindi insomma niente mancia!
– Ma si può sapere cos'hai da esclamare? Cos'hai che non va?
– Tutti esclamano signore! Oggi come oggi tutti esclamiamo e facciamo le faccine! Oggi tutti facciamo le faccine, esclamiamo e beviamo mojiti!
– Come ti chiami ragazzo?
– Jimmy Bandini!
– Sai una cosa Jimmy Bandini? Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, questa asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica. Sai chi è che scriveva così?
- No, chi!
- Ugo Ojetti. E io aggiungo: questa banderuola al vento, questo cazzetto su una fichetta frigida, questa cannuccia dentro a un mojito, questo...
Alla fine sono scappato via senza mancia e mi è pure passata la voglia di esclamare.
Sono salito su e lui mi aspettava alla porta!
– Ecco la Pizza Rubizza e il Calzone Puzzone! Da bere non aveva chiesto niente vero!
– No. E tu cosa bevi?
– Niente grazie, se vuole mi può lasciare la mancia!
- Non ti offrivo da bere. Dicevo: tu che bevi tipo quando esci la sera?
– Ah è un sondaggio! Figo, io non ho mai partecipato nella vita a un sondaggio! Dunque, vediamo... un mojito!
- Ma certo. Ovvio. Un mojito. Adesso tutti bevono il mojito. Il mojito è il drink del momento. Con tutto quello zucchero. Una popolazione di futuri diabetici. Una popolazione che beve mojiti su mojiti, un paese intero che beve mojito spaparanzato sulla sdraio, un paese che affonda piano piano come il titanic e tutti cosa fanno, bevono il mojito.
– Quindi insomma niente mancia!
– Ma si può sapere cos'hai da esclamare? Cos'hai che non va?
– Tutti esclamano signore! Oggi come oggi tutti esclamiamo e facciamo le faccine! Oggi tutti facciamo le faccine, esclamiamo e beviamo mojiti!
– Come ti chiami ragazzo?
– Jimmy Bandini!
– Sai una cosa Jimmy Bandini? Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, questa asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica. Sai chi è che scriveva così?
- No, chi!
- Ugo Ojetti. E io aggiungo: questa banderuola al vento, questo cazzetto su una fichetta frigida, questa cannuccia dentro a un mojito, questo...
Alla fine sono scappato via senza mancia e mi è pure passata la voglia di esclamare.
7 luglio 2009
Ho visto dio al reparto pannolini
Servitevi da soli c'è scritto al banco formaggi del supermercato. Mi sembra un ordine così perentorio che faccio bene attenzione a non contraddirlo, magari se lo contraddico mi ritirano la fidelity card, che ne so. Così ogni volta che arrivo al banco della gastronomia, sto bene attento a non attirare l'attenzione dell'addetta del banco, una volta mi ha chiesto che cosa desideravo e io sono scappato a gambe levate. Voleva servirmi! Era sicuramente una trappola del direttore del supermercato, il quale mi spiava dall'occhio della telecamera a circuito chiuso, che – non sarà un caso – è sempre puntato su di me. Ogni volta, poi, aspetto che non ci sia nessuno nei dintorni, nessun cliente voglio dire, perché il cartello è chiaro, il cartello dice "Servitevi da soli", non dice "Servitevi" e basta. Devo essere anche solo mentre mi servo, questo vuole il mio supermercato, vuole che io faccia tutto da me, e in solitudine. Mi è venuto in mente che una delle regole dei gesuiti era Vae soli, numquam duo, evidentemente il supermercato è il collegio gesuitico di oggi, dove ci si deve muovere sempre soli, muoversi in coppia è da sediziosi, da ribelli, da reietti, da peccatori, la spesa va fatta in raccoglimento con se stessi, non siamo qua per chiacchierare, non è il mercato, è il supermercato. Ma la regola dei gesuiti continuava, dopo numquam duo diceva semper tres, sempre in tre. Mai in due, sempre in tre. Allora ho capito da dove veniva la regola del "compri due, paghi tre", non appena ho realizzato questa cosa ho avuto una crisi mistica, ho alzato lo sguardo verso il soffitto e la luce al neon oltre la grata mi ha accecato per un istante, sono caduto in ginocchio e ho visto dio, ho visto dio al reparto pannolini. Non potevo crederci.
"Ma sei dio?" ho chiesto.
Allora la sua voce è tuonata in tutto il supermercato.
"Il supermercato chiude tra 5 minuti" ha detto dio, "si prega la gentile clientela di avvicinarsi alle casse".
Sono svenuto.
"Ma sei dio?" ho chiesto.
Allora la sua voce è tuonata in tutto il supermercato.
"Il supermercato chiude tra 5 minuti" ha detto dio, "si prega la gentile clientela di avvicinarsi alle casse".
Sono svenuto.
29 giugno 2009
L'abitudine
Venerdì scorso quelli del Reparto Entropia hanno sostituito l'acqua dei boccioni dell'acqua con urina umana. Per tutto il giorno abbiamo bevuto piscio caldo senza accorgerci di nulla, limitandoci a stringere un po' le labbra e ad arricciare il naso, senza capire perché. Poi, a un certo punto del pomeriggio, è arrivato l'addetto del distributore automatico di snack, venuto a ricaricare il distributore automatico di snack. Come un nugulo di mosche sulla merda, siamo accorsi attorno all'addetto durante l'operazione di ricarica del distributore, sorseggiando piscio caldo nei bicchierini di plastica e pregustando il piacere di sgranocchiare qualche nuovo snack. L'addetto al distributore a un certo punto sentendosi decine di paia di occhi che lo puntavano alle spalle si è voltato, e dopo una breve pausa ha detto:
- Ma quello è piscio?
Allora, come riscuotendoci da un torpore millenario, abbiamo guardato dentro i nostri bicchierini e abbiamo realizzato che non era acqua quella che stavamo bevendo, ma plin plin.
- Certo che è piscio - ha pensato bene di rispondere un tizio dell'amministrazione.
Comunque, dopo un po' che bevi urina, ti ci abitui.
- Ma quello è piscio?
Allora, come riscuotendoci da un torpore millenario, abbiamo guardato dentro i nostri bicchierini e abbiamo realizzato che non era acqua quella che stavamo bevendo, ma plin plin.
- Certo che è piscio - ha pensato bene di rispondere un tizio dell'amministrazione.
Comunque, dopo un po' che bevi urina, ti ci abitui.
20 maggio 2009
Due metri cubi di terra
Ieri è passato a trovarmi mio padre.
– Che cavolo è successo qui? – ha chiesto, entrando in casa. Si riferiva al cumulo di terra addossato all'angolo del soggiorno. Già, perché ho dimenticato di dire che dieci giorni fa mi ero messo in testa di comprare un computer portatile, di quelli minuscoli, che non ci puoi fare quasi niente. Ho fatto un giro su Internet ma costavano veramente tanto. Tanti soldi per una cosa così piccola e piena di implicazioni virtuali. Allora ho cominciato a pensare a cosa potevo comprare con pochi soldi ma che fosse tanta roba, tanta roba fisica, senza implicazioni virtuali. Girando su Internet ho scoperto che la terra, quella costa poco. Ho trovato un sito che vendeva la terra a 10 euro al metro cubo, e allora ho comprato due metri cubi di terra e me li sono fatti consegnare a casa. Venti euro per due metri cubi di terra, un sacco di terra, e costa pochissimo! Fantastico. Adesso è lì, tutta ammucchiata all'angolo della stanza (ho comprato anche una pala dal ferramenta e ho passato tutto il pomeriggio di ieri a spalare la terra contro l'angolo, buttandola in cima al cumulo, la terra franava giù dal cumulo e io la rispalavo in cima, così avanti per ore, stupendo).
– Ho comprato due metri cubi di terra.
– Per fare cosa?
Eccola la domanda cruciale di mio padre. Per mio padre tutto deve servire a qualcosa, altrimenti non ha senso.
– Costava poco. Venti euro.
– E intendi tenerla in casa?
– Sì, mi rilassa. Togliti le scarpe ed entraci a piedi nudi. Prova.
– C'è una bestia sul muro.
– È Domenico. Un geco.
Non gli ho detto che è mio figlio: non è pronto a diventare nonno. Lui è rimasto in piedi di fronte a me, non sapeva che fare.
– Prova. Togliti le scarpe. Vai coi piedi nella terra.
– Un'altra volta.
– No. Adesso.
– E va bene.
Si è tolto le scarpe, i calzini. È andato coi piedi nella terra.
– Come ti senti? – gli ho chiesto dopo un po'.
– Non so. Morto.
– Bello eh?
– Senti. Che intendi fartene di tutta questa terra?
– Potrei rivenderla in sacchettini. In sacchettini da mezzo chilo, al prezzo di 3 euro a sacchettino. Mi sembra un ottimo business. Incredibile che nessuno ci abbia ancora pensato.
– Sacchettini di terra? Per quale motivo uno dovrebbe comprare un sacchettino di terra?
– Che vuoi dire? Tu alle fiere, quando ero piccolo, mi compravi sacchettini pieni d'acqua. Me lo ricordo benissimo.
– C'ERANO DEI PESCI, DENTRO I SACCHETTINI PIENI D'ACQUA.
– D'accordo, d'accordo. Potrei metterci dei vermi, nei sacchettini di terra. Che ne dici?
- Vorrei lavarmi i piedi – e se n'è andato in bagno. Secondo me era felice. La terra è felicità.
– Che cavolo è successo qui? – ha chiesto, entrando in casa. Si riferiva al cumulo di terra addossato all'angolo del soggiorno. Già, perché ho dimenticato di dire che dieci giorni fa mi ero messo in testa di comprare un computer portatile, di quelli minuscoli, che non ci puoi fare quasi niente. Ho fatto un giro su Internet ma costavano veramente tanto. Tanti soldi per una cosa così piccola e piena di implicazioni virtuali. Allora ho cominciato a pensare a cosa potevo comprare con pochi soldi ma che fosse tanta roba, tanta roba fisica, senza implicazioni virtuali. Girando su Internet ho scoperto che la terra, quella costa poco. Ho trovato un sito che vendeva la terra a 10 euro al metro cubo, e allora ho comprato due metri cubi di terra e me li sono fatti consegnare a casa. Venti euro per due metri cubi di terra, un sacco di terra, e costa pochissimo! Fantastico. Adesso è lì, tutta ammucchiata all'angolo della stanza (ho comprato anche una pala dal ferramenta e ho passato tutto il pomeriggio di ieri a spalare la terra contro l'angolo, buttandola in cima al cumulo, la terra franava giù dal cumulo e io la rispalavo in cima, così avanti per ore, stupendo).
– Ho comprato due metri cubi di terra.
– Per fare cosa?
Eccola la domanda cruciale di mio padre. Per mio padre tutto deve servire a qualcosa, altrimenti non ha senso.
– Costava poco. Venti euro.
– E intendi tenerla in casa?
– Sì, mi rilassa. Togliti le scarpe ed entraci a piedi nudi. Prova.
– C'è una bestia sul muro.
– È Domenico. Un geco.
Non gli ho detto che è mio figlio: non è pronto a diventare nonno. Lui è rimasto in piedi di fronte a me, non sapeva che fare.
– Prova. Togliti le scarpe. Vai coi piedi nella terra.
– Un'altra volta.
– No. Adesso.
– E va bene.
Si è tolto le scarpe, i calzini. È andato coi piedi nella terra.
– Come ti senti? – gli ho chiesto dopo un po'.
– Non so. Morto.
– Bello eh?
– Senti. Che intendi fartene di tutta questa terra?
– Potrei rivenderla in sacchettini. In sacchettini da mezzo chilo, al prezzo di 3 euro a sacchettino. Mi sembra un ottimo business. Incredibile che nessuno ci abbia ancora pensato.
– Sacchettini di terra? Per quale motivo uno dovrebbe comprare un sacchettino di terra?
– Che vuoi dire? Tu alle fiere, quando ero piccolo, mi compravi sacchettini pieni d'acqua. Me lo ricordo benissimo.
– C'ERANO DEI PESCI, DENTRO I SACCHETTINI PIENI D'ACQUA.
– D'accordo, d'accordo. Potrei metterci dei vermi, nei sacchettini di terra. Che ne dici?
- Vorrei lavarmi i piedi – e se n'è andato in bagno. Secondo me era felice. La terra è felicità.
18 maggio 2009
Quante dimensioni hai
Ieri io e Armenia siamo andati al cinema. All'ingresso ci hanno dato degli occhialini con le lenti bicolori. Erano per guardare il film, ha detto la cassiera. "Ma io ci vedo benissimo" ho detto. "Questi sono per vedere tridimensionale" ha detto la cassiera. "Ehi, che vuol dire, io vedo già tridimensionale" ho detto. Armenia mi ha dato una gomitata, il che vuol dire che devo stare zitto. Oppure che semplicemente mi vuole dare una gomitata. Io sono stato zitto.
In pratica, funziona così, che il film lo filmano un po' a cazzo, tutto sfocato, cose così. Poi ti danno degli occhialini che ti fanno venire il malditesta e ti fanno vedere un po' tutto il mondo a cazzo, coi colori sballati. Gli occhialini in pratica livellano la realtà su un piano mongoloide, così anche le immagini di un film, che di solito sono in due dimensioni e dunque spastiche rispetto alla realtà, diventano credibili quanto la realtà. Chiaro, no.
Dopo il cinema siamo andati in pizzeria.
– Il bello dei film tridimensionali è che ti fanno apprezzare la realtà. Cioè, chi ci pensa mai che la realtà è tridimensionale? Roba da matti no? Il fatto che tu sia tridimensionale è fantastico, voglio dire.
- Ok Jimmy, immagino che questo sia un complimento, che ne dici però di toglierti quegli occhiali adesso? Siamo usciti dal cinema un'ora fa.
- Stai scherzando. Non me li tolgo neanche per idea. Ehi, hai visto questa pizza? Sant'iddio, le acciughe sono verdi! E si muovono!
Il film era la storia di un uomo che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce. In 3D.
In pratica, funziona così, che il film lo filmano un po' a cazzo, tutto sfocato, cose così. Poi ti danno degli occhialini che ti fanno venire il malditesta e ti fanno vedere un po' tutto il mondo a cazzo, coi colori sballati. Gli occhialini in pratica livellano la realtà su un piano mongoloide, così anche le immagini di un film, che di solito sono in due dimensioni e dunque spastiche rispetto alla realtà, diventano credibili quanto la realtà. Chiaro, no.
Dopo il cinema siamo andati in pizzeria.
– Il bello dei film tridimensionali è che ti fanno apprezzare la realtà. Cioè, chi ci pensa mai che la realtà è tridimensionale? Roba da matti no? Il fatto che tu sia tridimensionale è fantastico, voglio dire.
- Ok Jimmy, immagino che questo sia un complimento, che ne dici però di toglierti quegli occhiali adesso? Siamo usciti dal cinema un'ora fa.
- Stai scherzando. Non me li tolgo neanche per idea. Ehi, hai visto questa pizza? Sant'iddio, le acciughe sono verdi! E si muovono!
Il film era la storia di un uomo che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce. In 3D.
13 maggio 2009
In coda
Ieri volevo vedere da vicino Domenico, mio figlio. Se ne stava zitto zitto attaccato al muro, sopra la mia testa, mentre stavo guardando la lavatrice, la gente troppo spesso guarda solo la televisione, ma anche la lavatrice è un elettrodomestico niente male da guardare. C'è azione, colore in movimento, vari programmi, tutti molto interessanti, e poi la centrifuga, figata totale. Stavo guardando la lavatrice dunque, quando mi sono accorto di Domenico, sul muro, mi è venuta voglia di guardarlo più da vicino. Allora ho allungato piano due dita, l'ho acchiappato per la coda. Ma lui ha cominciato a divincolarsi, mi sono un po' spaventato. Ho cominciato a scrollare il braccio per calmarlo, c'è stata una microcolluttazione e credo di averlo sbattuto da qualche parte, non mi ricordo bene. Sta di fatto che alla fine sono rimasto con la sua coda in mano e lui non c'era più. Sono sbiancato. E adesso chi glielo dice a sua madre, che ho staccato la coda a mio figlio. A Domenico. Ho cominciato a cercarlo da tutte le parti. A chiamarlo. "Domenico, Menicuccio, dove sei? Qua, qua". Niente. Con la sua coda in mano. Poi mi sono ricordato che probabilmente i gechi fanno parte della stessa famiglia delle lucertole, probabilmente pure ai gechi ricresce la coda, mi sono tranquillizzato.
Per calmarmi ho messo su la cassetta puliscitestine, mentre faceva sera. Sembrava di ascoltare il fruscio del sole che si spegne, piano piano, sfrigolando. Ho pensato: quanto della coda di un geco ricresce? Quanto in su posso tagliare un geco perché la parte tagliata ricresca, e invece non muoia il geco? Posso tagliarlo a metà? La metà mancante dopo ricresce? E se sì, quale ricresce? Quella anteriore o quella posteriore? Perché è la coda a ricrescere, e non il resto del corpo a partire dalla coda staccata? Che cos'ho che non va?
Rispondetemi.
Per calmarmi ho messo su la cassetta puliscitestine, mentre faceva sera. Sembrava di ascoltare il fruscio del sole che si spegne, piano piano, sfrigolando. Ho pensato: quanto della coda di un geco ricresce? Quanto in su posso tagliare un geco perché la parte tagliata ricresca, e invece non muoia il geco? Posso tagliarlo a metà? La metà mancante dopo ricresce? E se sì, quale ricresce? Quella anteriore o quella posteriore? Perché è la coda a ricrescere, e non il resto del corpo a partire dalla coda staccata? Che cos'ho che non va?
Rispondetemi.
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