3 maggio 2019

Aperta parentesi

Stavo cercando su google immagini del popolo del web, di cui ho sentito molto parlare, giusto per vedere se conosco qualcuno, ma non esce niente di specifico, al massimo ho trovato immagini di gente in piazza, popolo normale insomma, analogico (be’ popolo normale, aspetta un attimo; popolo, poi, anche su questo ci sarebbe da aprire una parentesi, se non fosse che l’ho già aperta. No, perché anche a cercare foto del popolo e basta, su google, non è che vada molto meglio: esce foto di gente. Gente... anche su questo... chi è sta gente? Se cerco gente su google escono copertine di una rivista. Ma di cosa stiamo parlando? Vabè chiudiamo questa parentesi se no mi sento come se non ho chiuso il gas prima di partire per andare in vacanza. Anzi, no. Sai cosa. Non la chiudo. La lascio aperta. Chi sono io per chiudere una parentesi? Che arroganza. Tutta colpa delle buone maniere... non si parla mentre si mangia, non si mangia mentre si starnuta, non si tossisce in faccia al tuo partner mentre lo stai chiavando, non si vomita sul latte versato, chiuditi la patta, chiudi la porta quando esci, chiudi la parentesi. No, io non la chiudo. Questa mania ultimamente di chiudere tutto: i discorsi, i capitoli, i porti. Non mi ricordo più che cosa volevo dire. Ah, sì.

26 aprile 2019

Mio padre vuole essere buono

Sono andato da mio padre che voleva parlarmi.
Gesticolava tutto agitato, era come se avesse la febbre, mentre camminava avanti e indietro nel tinello. Io stavo seduto e con un occhio guardavo lui, con l’altro le notifiche sullo smartphone.
«Ho finalmente capito perché Babbo Natale quest’anno non è venuto. Così come l’anno scorso e tutti gli anni prima. Mi ero ormai convinto che non esistesse – che è quello che pensate tutti, non fare finta di no. È comodo pensare così, no? È sempre più facile dare la colpa agli altri, eh? E invece no. Qual è l’unica condizione che Babbo Natale pone, per portarti un regalo la notte di Natale?»
Numero 2 mi aveva condiviso un video di un elefante che si incula un ippopotamo, 400 milioni di visualizzazioni. Ho messo mi piace.
«Che ci sia un caminetto in casa e che l’allarme sia disattivato?» ho detto.
«Che tu sia buono! Ecco l’unica condizione. Che siamo buoni! Ma non solo la vigilia di Natale – bello sforzo! No, tutto l’anno! Essere buoni tutto l’anno! E chi è che è buono tutto l’anno?»
C’era una fotogallery di gente rimasta mutilata per aver fatto dei selfie mentre infilava ortaggi nel mixer.
«Gesù?»
Mio padre ha messo la sua faccia tra me e lo schermo dello smartphone.
«Gesù non esiste» ha detto, quasi nauseato. «Nessuno, è buono tutto l’anno. Ecco perché non si è mai fatto vivo, Babbo Natale. E ora dimmi: qual è la vera leggenda? L’esistenza di Babbo Natale, o la bontà del genere umano?»
Perché mio padre mi parlava di Babbo Natale? Siamo ad aprile, quasi maggio. Mi veniva voglia di abbracciarlo fino a stritolarlo.
«Ma ecco che cosa farò. Sarò buono. Sarò buono ogni giorno, da qui fino alla notte di Natale. Sarò buono con tutti: con Svetlana, con i vicini di casa, con il fruttivendolo, con il ferramenta, con i bambini che giocano a pallone contro la serranda del garage, con i terrapiattisti, con i no-vax, con i punkabbestia, con gli impiegati delle poste, con i call center, con chi non fa la raccolta differenziata, con chi dice “carissimo!”, con chi dice “tutto ok?”, con chi dice “che mi racconti?”, con chi suona il clacson, con chi distribuisce volantini, persino con te».
«Esagerato. Sai come li chiamano quelli così?»
Tutti mi condividevano qualcosa. Tutti avevano bisogno della mia approvazione. Calma ragazzi, calma! Uno alla volta! Dedicherò qualche secondo del mio tempo a tutti voi. Ero così importante per tutti, e senza aver fatto un cazzo! La tecnologia contemporanea è fantastica.
«Buonisti, li chiamano.»
Mio padre allora s’è fermato al centro della stanza, incredulo.
«Buonisti» ha ripetuto.
«Buonisti, sì».
«Buonisti» era incredulo. «Allora esistono. Non sono solo! I buonisti! Sarò buonista! Sì! Più ancora che buono. Buonista. Buonistissimo. Anche tu!»
«Io che?»
«Devi smetterla di essere uno stronzo qualsiasi. Diventa buono! Buonificati!»
Non sapevo come dirgli che non era un complimento. Non volevo ferire i suoi sentimenti. Sono tornato a casa fischiettando, di buonumore. Mille notifiche sullo smartphone, mille persone che volevano disperatamente piacermi.



13 marzo 2019

Un silenzio improvviso

Tutti a dire: il Medio Oriente, il Medio Oriente, regione bella ma ricca di contrasti e di problemi, ma che posti stupendi, che meraviglia, tanto che l’altro giorno – eravamo in pausa pranzo davanti al distributore automatico di bevande calde – ho sbottato dicendo: sì, ok, ma il Medio Occidente allora? Ne vogliamo parlare? Che posti? Che contrasti? Tutti si sono guardati con occhi sbarrati ed è sceso un silenzio improvviso, come un gas nocivo, un gas nervino, o che ne so, biossido di carbonio.

24 dicembre 2018

In via del tutto eccezionale

– Oggi parliamo delle mie emorroidi – ha esordito il capo, aprendo la riunione odierna nella Sala Incubatrice. E dopo aver avuto la nostra sbigottita attenzione, ha aggiunto: – Bene, possiamo partire con le immagini – e ha pigiato il tasto del telecomando.
Sullo schermo è apparsa la scritta buon natale! con sotto il logo della Clebbino, versione gore, quello cioè con la C gocciolante. Il capo si è messo a ridere, urlando scherzetto! scherzetto!
– Dolcetto o scherzetto? – ha osato dire Numero 2.
– Siamo a Natale, non a Halloween, testadicazzo – ha urlato il capo.
La riunione alla fine era per dirci che in via del tutto eccezionale e per venire incontro alle esigenze – anche di svago – dei suoi dipendenti & collaboratori, la Clebbino avrebbe tenuto aperti i suoi uffici di tutte le filiali del mondo anche il giorno di Natale, che è domani, casomai non ve ne foste accorti.
– Aperti tanto per fare, o aperti per lavorare? – ho chiesto io, tanto per intervenire.
– Che domande,  Numero 5. Per lavorare, no? È proprio lo stress delle feste, che vogliamo risparmiarvi. Quei pranzi interminabili, lo scambio dei doni, i pezzetti di torrone attaccati alla tovaglia, i figli e i nipoti che urlano, e soprattutto quel senso di morte e di imminente apocalisse. Naturalmente non siete obbligati, eh. Se non venite, perché siete dei sadici o diosacosa, non c’è problema, ve lo scaleremo dalle ferie.
Più tardi Creativa n.1, eravamo nella saletta Ristoro, mi ha confessato che qualche settimana fa è scesa per sbaglio al piano -2, e in uno stanzino buio ha trovato cataste e cataste di PresepiPronti Clebbino.
– Non li avevano ritirati dal commercio e tipo disintegrati?
– Tu ci vieni, domani, in ufficio? – mi ha chiesto.
– Io?
Non ci pensavo neanche.
– Ma certo! – ho risposto, perché mi piace prendermi di sorpresa. E pensare che io le odio, le sorprese. Cioè, mi piace farle ma non subirle, quindi mi piace farle anche a me stesso, non fosse che quando le faccio a me stesso poi le ricevo anche, che fregatura.

17 dicembre 2018

Da quanto è

Da quanto è che non guardi una cosa vera, mi ha chiesto Creativa n.1.
Che vuoi dire, le ho chiesto io alzando gli occhi dallo schermo.
Mi sono svegliato di colpo, chissà che ora era, stavo dormendo nella mia tenda in terrazzo, c’era un rumore di grandine. Ma non era grandine, erano le notifiche del mio telefono.

13 dicembre 2018

Sbucciare l'arancia

Ci sono vecchie carampane professioniste, ha cominciato a dirmi Creativo n.2 mentre eravamo in sala mensa, ci sono vecchie carampane professioniste che sono pagate profumatamente per andare a tossire ai concerti di musica classica, quelli che vengono trasmessi in diretta alla radio o registrati, sono pagate profumatamente dalle case discografiche o dalle stesse radio e servono a dimostrare che il concerto è davvero dal vivo, e non una registrazione in studio, tu ascolti alla radio la registrazione di un concerto con pezzi di Chopin, nel bel mezzo dei Dodici studi, opera 25, tac!, colpo di tosse della vecchia prezzolata, a ricordarti che il concerto è vero, è live. Che poi non è da tutti, queste qua sono tutte diplomate al conservatorio, sanno esattamente quando casca un silenzio, una pausa breve, semibreve, ma anche di una croma, e lì ci piazzano il colpo di tosse certificatore, e pazienza se Chopin, se Beethoven, ma Pure Listz, Schubert o Stocazzen non l’avevano previsto, sullo spartito, sul pentagramma, mica c’è scritto Andante con tosse, o Allegretto con scatarro, o Adagio con fischietto asmatico, chi se ne frega, è il prezzo da pagare per essere sicuri che sia tutto vero, e non finto, non costruito, anche nel momento stesso in cui lo stai ascoltando, e non solo alla fine, quando scoppia l’applauso.
Mi piace sbucciare l’arancia pensando che sto facendo lo scalpo al mio capo, ha detto Creativo n.3.

12 dicembre 2018

Clicca qui per cancellarti

Mi piace disiscrivermi dalle mailing list, soprattutto da quelle a cui non mi sono mai iscritto, cioè praticamente tutte. Mi piace soprattutto quando per disiscrivermi devo cliccare su una scritta che dice “Clicca qui per cancellarti”, e allora io subito ci clicco, più forte che posso, e poi chiudo gli occhi e li tengo chiusi per qualche istante. Dopo li riapro ma è delusione, non mi sono affatto cancellato, sono ancora qui, davanti al computer, nel mio ufficio, dentro al mondo. Mi alzo ed esco in corridoio e al primo creativo che incontro gli chiedo se mi vede, e lui mi risponde “Purtroppo sì”, a conferma del fatto che non mi sono cancellato per niente.
Ma ogni volta ci spero e prima o poi troverò il link giusto cliccando il quale mi cancellerò davvero. E allora dopo sai le risate.