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Visualizzazione dei post da maggio, 2014

Ma sei commestibile?

Cara mamma, rieccomi ancora una volta sulla tua tomba. Da quando ti sei reincarnata sotto forma di un funghetto (a proposito, ma sei commestibile? scherzo! ahah), vengo qui molto più volentieri. Ho un sacco di cose da raccontarti. Per esempio di questa nuova collega di lavoro un po’ stramba, o del fatto che il mio maestro di Raccolta Differenziata Tibetana è rispuntato fuori dal nulla e ora si è piazzato a casa mia. O di Svetlana, che l’altro giorno sono andato a cena da lei e dal babbo e dopo pranzo siccome non sapevo che cosa dire le ho chiesto: com’era la vita in Unione Sovietica? E lei mi ha risposto (un po’ acida): che cazzo so io, io ho nato nel Novanta! Così ho scoperto che la nuova moglie di babbo, tuo marito, ha solo 24 anni! E io che gliene davo almeno 40. Dev’essere stata dura la vita a Vladivostok. Ma non parliamo di queste cose tristi. A proposito di funghi, la sai la barzelletta del fiorellino e del fungo? No? Ci sono un fiorellino e un fungo che si trovano vicini vicini....

Non incrociare mai i pattern

Creativa n.1 è entrata nel mio ufficio sventolando un post-it nero. – E questo che significa? Ommerda, ho pensato. Ho rovesciato le mani sulla scrivania, come per dire e io che ne so. – Che roba è – ho chiesto. – Un post-it nero. Era attaccato al monitor del mio pc. L’ho trovato lì stamattina, quando sono arrivata. Non c’è scritto niente. È uno scherzo? Un messaggio in codice? – Hai provato a chiedere a n.2? – Ho provato a chiedere a n.2. – E? – Mi ha detto che non lo sapeva, di chiedere a n.3. – E tu sei andata a chiedere a n.3? – E io sono andata a chiedere a n.3. – E? – Mi ha detto che non ne sapeva niente, di provare a chiedere a n.4. – Mh. E hai provato a chiedere a n.4? – Sì, ho provato a chiedere a n.4. L’ho guardata negli occhi, in silenzio. Lei ha ricambiato il mio sguardo, senza aprire bocca. Ci siamo guardati per tre, quattro minuti, ogni tanto battendo le palpebre fuori sincrono. Poi non ce l’ho fatta più. – E? – Indovina. Mi ha detto che non lo sapeva, di venire a chiederl...

Dipende da me

Il mio maestro è entrato in casa, circonfuso da quella che mi piacerebbe tanto definire “aura di misticismo”, ma che mi limiterò a chiamare “puzza rancida”. Indossava una camicia hawaiiana, ma faceva piuttosto pensare alle hawaii subito dopo un test nucleare. La sua faccia era fresca di rasatura, ma una rasatura imprecisa, che gli aveva lasciato ciuffi di peli grigi qua e là. Aveva le unghie delle dita listate di marroncino. – Ehilà… – ha detto, e ha letto furtivamente su un foglietto stropicciato che teneva in pugno, – … Bandini! Come va? Il mio capo, allarmato per la mia recente condotta al lavoro, lo aveva contattato e mandato da me. Per farmi, un seminario?, un corso privato?, una sessione di recupero? sulla RDTP, visto che avevo smesso di praticarla. Indossava un paio di sandali infradito, sopra a dei calzini di spugna neri, malandati. I calzini avevano un buco in corrispondenza degli alluci e gli alluci uscivano dal calzino, permettendogli di indossare, non senza qualche diffic...

Il fascino dell’indifferenziato

Ero a casa che stavo studiando il modo di farmi succhiare il cazzo da Dolly, la mia pecora gonfiabile, quando hanno suonato al campanello. C’erano soltanto due possibilità, che fosse mio padre o che fosse qualche sconosciuto, perché ormai tutte le persone che mi conoscono (tranne appunto mio padre) non usano più il citofono, ma mi chiamano al cellulare per dirmi: sono qui, sono sotto casa tua. Non lo so a dire il vero perché facciano così, perché sentano il bisogno di scomodare un satellite in orbita geostazionaria a trentaseimila chilometri di distanza per farmi sapere che si trovano a pochi metri di distanza da me, quando gli basterebbe cliccare gratis su un pulsante di un apparecchio elettronico intercomunicante per avvertirmi della cosa. Tra parentesi, io ho sempre pensato per anni che i citofoni erano il futuro della telecomunicazione, ero convinto che i citofoni avrebbero soppiantato i telefoni, perché molto più pratici, tutti un giorno avremmo avuto in casa delle pulsantiere e a...