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Visualizzazione dei post da novembre, 2008

Quella lì

Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, nannà na na na. Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, nannà na na na. Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, nannà na na na. (niente, è che ho questa canzone in testa ma non mi ricordo il titolo e neanche le parole, capito quale.)

Assegnati dal destino

Domenica sono andato al cinema con la mia fidanzata, Armenia. Il cinema era un multisala, nei multisala ti stampano il biglietto con il posto assegnato, come quando prenoti il treno, solo che noi non avevamo prenotato un bel niente. Ora una delle cose più belle del cinema secondo me è che quando tu entri poi ti siedi dove ti pare, compatibilmente ai posti già occupati ovviamente, non credo che sedersi sulle gambe di qualcun altro sia una buona idea, anche se non ho mai provato in effetti. Comunque, io al cinema pago e mi voglio sedere dove preferisco, compatibilmente eccetera, però se voglio sedermi in prima fila perché mi piace vedere i primi piani stratosferici ed essere fagocitato dai protagonisti, ho tutto il diritto di farlo. Se voglio sedermi laterale perché mi piace seguire la storia obliquo, perché magari mi piace guardare i film e in generale la vita di traverso, ho tutto il diritto di farlo. Se voglio sedermi in fondo perché oltre a quello che passa sullo schermo voglio veder...

Tana per te

Mi ricordo quel giorno che eravamo fuori dal liceo perché doveva esserci lo sciopero, e poi alla fine lo sciopero saltò e tutti iniziarono ad entrare, noi ci guardammo negli occhi e pensammo la stessa cosa. Come si fa ad andare a scuola quando ci s’è fatta l’idea che non ci si andrà. Così girammo le spalle e gli zaini verso l’entrata della scuola e ce la svignammo. Se tutti gli studenti non vanno a scuola è uno sciopero, se solo due non ci vanno è seghino, o sega, o fare forca, o schissare, o tagliare, o salare, o impiccare, o fare lippa, o fare manca, saltare, bossare, conigliare, fare berna, fare fuoco, fare puffi, fare chiodo, o fare brucia, fare cuppo, far filone, fare fruscio, nargiare, allazzare, calliare, stampare, persino allunare! Allunammo. Finimmo all’ex zoo comunale, le gabbie con le scimmie non c’erano più da anni, così come la gabbia con lo stronzo pavone che non ho mai visto fare la ruota, o la gabbia con le galline (in quale altro zoo al mondo c’era una gabbia con le ...

Quattordicimila rese

Ho letto su Internet che battiamo le palpebre quattordicimila volte al giorno, il che significa quattordicimila blackout. Ogni giorno, per quattordicimila volte, precipitiamo nel buio. Questo da una parte mi ha tirato su il morale perché mi ha fatto pensare che anche se non ce ne rendiamo conto, al buio evidentemente ci abbiamo fatto il callo. Poi però ho pensato a quante cose mi perdo in quei quattordicimila istanti di ogni giorno, quanti dettagli virate di luce cose sfreccianti lampeggi di giallo scritte pubblicitarie piogge di pixel mi perdo. Eugenia per esempio lei gli occhi non li chiude mai, neanche quando facciamo l’amore, non si perde neanche un fotogramma del ramo di iperbole descritto dall’atto carnale nel suo compiersi. Allora ho provato a fare come il protagonista di quel film di cui non ricordo il titolo, quello dove il protagonista è un tizio che cerca di diventare qualcuno nella vita, seppur in maniera violenta, e alla fine ci riesce, e con l’approvazione del governo. Ne...

Ascensione, messa in discussione, disattenzione

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita. Le porte stanno per chiudersi quando una donna che non ho mai visto prima si infila dentro all’ultimo momento. - A che piano, signora? - Quarto, grazie. Sì, esatto, il quarto piano. Anche lei abita al quarto piano. Solo che non ci siamo mai visti prima, già. Strano, vero? Proprio così. Com’è possibile? Statisticamente non è possibile. Allora forse a uno viene un dubbio. Non è che l’ho già incontrata prima? Magari non me lo ricordo... forse non dovremmo fidarci troppo della memoria, e fidarci di più di chi abbiamo di fronte, aprirci, prendere coscienza della nostra fragilità, mettere in discussione le nostre certezze, credere a quello che ci dicono gli altri, per una volta, no? Non le viene mai il dubbio? - Ma sta parlando con me? - E con chi, scusi? Chi altro c’è in questo maledetto ascensore? - No, mi scusi, allora tolgo le cuffiette, sa la musica. Diceva? - Io... no, lasci perdere, siamo al piano, arrivederci, la saluto. - Ehi, un momento...

Cucù

Sai che c’è gente che si chiude in bagno a pregare?, mi ha detto Creativo n.2 stamattina. Ma dove, qui ?, gli ho chiesto io, intendendo con “qui” la Clebbino. Certo, qui, e probabilmente in tutti gli uffici e i posti di lavoro del mondo, probabilmente anche nei cessi chimici dei cantieri, nei cessi dei tribunali, nei cessi delle scuole, negli autogrill, nei ministeri, nei cessi dei treni e degli aerei, negli spogliatoi delle palestre, anche nei camerini dei negozi. Ha detto così. Che ne sai, volevo chiedergli, ma ho avuto paura e non gliel’ho chiesto. Ascolta, dopo mi ha detto, stamattina sulla mia scrivania c’era un post-it marrone con su scritto “cucù”, sei stato tu? No, gli ho risposto. Allora lui si è avvicinato e mi ha sussurrato che secondo lui quella era la grafia di Creativo n.1. Io ho riso, spruzzando saliva. Non sto scherzando, ha insistito lui. Ma Creativo n.1 è morto , gli ho ricordato io. Proprio così, ha annuito lui, serio. Gli ho detto che secondo me erano stati quelli d...

Il caos della retorica

Ieri tra una consegna e l’altra per RapidoPizza sono passato dal locale di Bilal. Che poi è uno stanzone con due tavoli di plastica da un lato e il banco dall’altro. Non c’era nessuno, tranne Bilal e le mosche. La radio era accesa su una stazione che mandava i grandi successi italiani. – Dovresti mettere su musica araba, come fanno tutti i kebabbari – gli ho detto io. – Io non sono arabo Jimmy Bandini, sono indiano. E non faccio kebab, faccio kebizza. Complimenti per la vita da campione / insulti per l’errore di un rigore, cantava la radio. – Lo so che sei indiano. Però mi spieghi come mai hai un nome tipo africano? Non mi dirai che Bilal è un nome indiano, adesso. – Perché invece Jimmy è nome italiano, vero? Adesso tu spiega perché italiano può chiamarsi Jimmy o Thomas e mangiare giapponese e ascoltare musica reggae e io invece che sono indiano devo fare cucina indiana e ascoltare musica indiana. – Ehi, a me il reggae mi fa schifo. – Questo è razzismo, Bandini. Voi italiani pensate di...