23 dicembre 2020

Il business del futuro

Avevo pensato di fare un regalo a Creativa n.1 per Natale, di regalarle un prodotto di bellezza, tipo una crema per la faccia. Allora sono entrato in una profumeria e ho chiesto alla commessa, molto profumata anch’essa, se avevano una crema per la faccia.
Lei sorridendo in un modo che sembrava che mi compatisse mi ha detto ma certo, e mi ha fatto vedere alcuni prodotti che si chiamavano trattamento viso, o crema sorbetto opacizzante.
«No, no, non mi sono spiegato, non voglio dei trattamenti o dei sorbetti, cercavo più una crema per la faccia».
Lei allora mi ha mostrato un flacone dove c’era scritto lozione touch proof, e poi una maschera rimpolpante, uno shot visage energizzante e un siero liftante.
Io scuotevo la testa.
Lei allora ha giocato la carta del gel hydratant, della crème jour et nuit e altre cose in francese.
«Ma una normale crema, per la faccia possibilmente, capito come, non ce l’avete proprio? Sono finite?»
La commessa ha piegato un angolo della bocca in giù, come una emoticon vittima di una paresi facciale.
«Abbiamo delle creme viso...» ha provato a dire.
«Insomma per la faccia niente. Ho capito» e me ne sono andato. È incredibile che al giorno d’oggi con tutti i prodotti diversificati che si trovano per ogni parte del corpo, dai gomiti fino ai malleoli, non ci sia niente di esplicito per la faccia delle persone. E infatti poi cammini per strada sotto Natale e vedi le facce delle persone e non è un bel vedere, per niente.
Poi c’è il problema di mio padre che dall’anno scorso si è convinto che Babbo Natale esiste e che quest’anno gli porterà sicuramente dei doni perché lui è stato buonissimo, praticamente un santo. Così io ho pensato di assoldare Ermete e farlo vestire da Babbo Natale per intrufolarsi a casa di mio padre (terzo piano interno due condominiale) la notte di Natale con un regalo che gli ho comprato io (un set di chiavi a brugola). Così sono andato a piedi nella Zona Deumanizzata che da qualche mese in seguito a un’ordinanza del sindaco è diventata ZTT* e scavalcando cofani di auto incolonnate sono arrivato a casa di Ermete, che non ha il citofono né elettricità né niente, e ho chiamato “Ermete! Ermete!”.
Dopo un po’ si è affacciato, mi ha visto, è sceso.
«Quanto tempo» ha detto.
«Quanto spazio» ho ribattuto. Perché non si dà tempo senza spazio, il famoso spazio-tempo per capirci.
Gli ho spiegato la cosa di Babbo Natale.
«Me lo chiedi come amico?»
Non sapevo bene cosa rispondere, ma poi ho risposto “Be’ sì».
«Allora ti farò un prezzo da amico».
Dovevamo quasi urlare per via del rumore del traffico che fa così tanto Natale.
«Lo sai qual è il business del futuro?» gli ho chiesto.
«La deprivazione sensoriale?»
«No. Le creme per la faccia.»
Però in effetti anche la deprivazione sensoriale forse è una nicchia interessante.

 

* Zona a Traffico Totale


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