13 giugno 2017

Segmentare il mercato

Stamattina ero chiuso nel bagno aziendale che seduto sul cesso scrivevo livorosi commenti ad articoli online rigorosamente senza leggerli, per non intaccare la genuinità e la gratuità del mio livore, quando ho sentito un paio di persone entrare nell’antibagno. Da come parlavano ho capito subito che erano tutti e due del reparto marketing. Li riconosci subito perché hanno un tono di voce isterico e acuto, come se avessero inalato del gas esilarante.
– Ci hai mai fatto caso – diceva uno – che tutta la terminologia che usiamo è presa dalla guerra: strategia, tattica, target, pianificazione... mi piaceva di più quando il nostro obiettivo era il mass market, sparavamo nel mucchio sperando di beccare più gente possibile, mamme, single, vecchi, bambini, stranieri, professionisti, morti di fame, cani e porci, andava bene tutto, facevamo prodotti come bombe atomiche e li sganciavamo senza pietà per nessuno, una continua escalation, bei tempi... adesso è tutto cambiato, adesso è solo guerriglia, guerrilla marketing appunto... ci rompiamo il culo per individuare la nicchia, la nicchia della nicchia, prodotti come bombe intelligenti, non è più marketing è microchirurgia... roba di droni, roba sofisticata e quasi invisibile, rumore bianco.
– Eh – diceva quell’altro, e potevo sentire l‘acqua del lavandino scorrere, – eh – ripeteva.
– Adesso passo le mie giornate a segmentare il mercato – continuava il primo –, per età, condizione sociale, criteri psicologici, abitudini d’acquisto, intenzioni di spesa, orientamento politico, pattern culturali, religione, gusti sessuali, uso tutte le più sofisticate tecniche di profilatura, segmento per segmento, taglio il mercato a fettine sottili, quasi trasparenti, in gruppi sempre più piccoli, minuscoli, non sono più nicchie, sono gruppi di tre, quattro persone, e quando inizio a segmentare non riesco più a fermarmi, non ce la faccio, continuo a spezzettare fino a quando troverò il consumatore ideale, la singola persona per ogni singolo prodotto, e anche allora però chi mi dice che mi fermerò? Vorrei avercelo qui quel consumatore singolo perfetto, sotto le mie mani, per farlo in pezzi ancora più piccoli, vivisezionarlo con amore, separare gli organi interni, tagliuzzargli la materia grigia per capire che cazzo ha in quella testa, cosa vuole? Perché non compra tutto quello che voglio vendergli? Perché mi riattacca il telefono quando lo chiamo? Perché mi nega il consenso alle finalità commerciali? Strappargli tutte le unghie, recidergli gli ippocampi, lo sai che sono a forma di cavalluccio marino? Per quello si chiamano così. Invece quelli dei roditori sono a forma di banana.
– Eh.
– Mi sa che devo pisciare.
– Ma no, vuoi pisciare in questo cesso da sfigati? Torniamo al nostro reparto e pisciamo nel bagno delle femmine, che profuma sempre di gladiolo.
– Hai ragione. Qui c’è puzza di merda.
Li ho sentiti uscire e solo quando ho sentito la porta chiudersi mi sono accorto che stavo trattenendo il respiro. Ho ricominciato a respirare e le mani sulle ginocchia mi tremavano e per calmarmi ho dovuto leggere centinaia di volte la scritta a pennarello sulla porta davanti alla mia faccia che diceva:
al cor gentil un ratto s’apprende

3 commenti:

vitobiondo ha detto...

era da tanto che non ti leggevo. mi sei mancato
v

Maurizio Bagnasco ha detto...

Assolutamente d'accordo. E comunque volevo ricordare che il mercato ha rotto il cazzo!!!

Bandini ha detto...

Grazie, vito e maurizio.
Maurizio: è un evergreen :)