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Visualizzazione dei post da aprile, 2014

Condividetemi

Su Internet ormai condivido tutto: i risultati dei test psicologici, i punteggi dei giochi online, le foto, la musica, i video delle mie endoscopie e tutti gli esiti dei miei esami clinici, mi basta cliccare sui pulsanti giusti e in un secondo parte la condivisione. C’è solo un piccolo problema: tutta quella gente che vuole condividere le sue cose con le mie , come se io non fossi già abbastanza impegnato a condividere le mie con loro, come se avessi tempo di condividere anche le loro . Che cos’hanno le mie cose, non gli bastano? Ogni giorno mi spendo per condividere decine di cose con loro, non sono sufficienti a riempirgli la vita? Che se ne fanno delle loro noiosissime cose, quando io gli do la possibilità di condividere le mie? Le mie cose bastano e avanzano per tutti quanti, per me e per loro, se la gente la smettesse di condividere le sue cose con me, sarebbe un mondo migliore. La gente io lo so, condividono le loro cose solo perché c’è il pulsante “Condividi”, è più forte di l...

Polistirolo, espanso

E ora un po’ di sano disagio. Da qualche tempo faccio questo sogno ricorrente: entro in luoghi pubblici affollati, tipo centri commerciali, palestre, chiese, multisale. Mi guardo intorno, e poi a un certo punto estraggo un fucile a canne mozze – non so esattamente dire da dove lo estraggo, se da una fondina ascellare, o da un maxi-marsupio inguinale, o dalla mia stessa carne, come se mi sfilassi una vertebra –, lo punto in alto e dico, con molta calma e con un tono di voce medio, una frase: questa. E ora un po’ di sano disagio . Quindi, abbasso il fucile e comincio a sparare all’impazzata, ad altezza uomo, palline di polistirolo espanso. La gente intorno a me continua a fare quello che sta facendo – mangiare gelati, leccare leccalecca, cantare il padrenostro, portare a spasso il cane, fare biglietti, correre sui tapis roulant – limitandosi a farsi schermo con le mani, o a spazzolarsi via le palline di polistirolo, componendo espressioni di sommo disagio e dicendo cose tipo: ma che disa...

Annuendo

– Riguardo alla tua ipotesi dell’altro giorno, n.3. – Eh? Quale ipotesi? – Quella sul pisciare sperma ed eiaculare piscio. Ci ho pensato in questi giorni, e sono giunto alla conclusione che, se così fosse – se cioè pisciassimo sperma ed eiaculassimo piscio, ne deriverebbe che eiaculeremmo molto più spesso, almeno quattro-cinque volte al giorno, tutti i giorni, al fine di consentire la regolare pulizia dei reni, e quindi la cosa dovrebbe essere tutt’altro che spiacevole. D’altra parte, il rovescio della medaglia: pisciare sperma renderebbe molto più difficile procreare, perché implicherebbe la necessità di pisciare nella vagina, e con il pene molle oltretutto, cosa difficilissima – intendo dire infilare un pene molle in una vagina, se non impossibile. Quindi, a meno di ricorrere alla fecondazione assistita, mi sa che ci estingueremmo molto presto. Ma anche questa in fondo non mi sembra un’opzione così spiacevole, quindi insomma, fatte le dovute considerazioni, pisciare sperma ed eiacula...

Una cosa alla volta

– Conosco gente che mentre corre al parco ascolta la musica con le cuffiette, e quando è al lavoro nelle cuffiette ci ascolta i suoni della natura, tipo le foglie, la pioggia, i grilli, sai quei rumori che si sentono al parco, tipo, se uno non andasse al parco con le cuffiette. Quella gente sono io, per esempio. Ma questo non glielo dico, a creativo n.3. – Potrebbe andare peggio di così – dice n.3, masticando una radice di liquirizia. – Pensa per esempio se pisciassimo sperma ed eiaculassimo piscio. Non ci avevo mai pensato, in effetti. È una cosa che fa molto riflettere. Ma c’è un’altra questione che mi frulla in testa, ed è: che cosa si prova ad essere umani? Mi sa che è una domanda a cui potremo rispondere solo dopo, dopo cioè che saremo diventati qualcos’altro, e potremo guardare l’umanità in prospettiva, ma siccome io volevo saperlo adesso, allora ho pensato di andarlo a chiedere a mia madre. Così sono andato al cimitero. Mia madre era lì, un funghetto marroncino cresciuto d...

Oltre il chilometro zero

Ieri sono andato a cena da Ermete e Cinzia nella Zona Deumanizzata. Abbiamo ordinato tre pizze da RapidoPizza. Io ero stupito dal fatto che consegnassero una pizza nella Zona Deumanizzata, ma Cinzia mi ha spiegato che da quando lì vicino hanno aperto il nuovo centro commerciale Clebbino le cose stanno cambiando a velocità supersonica. – Assì? – ho detto io, – e a che velocità esattamente? Mach 2? Mach 3? – Eh? – ha detto lei. Alla fine le pizze le ho dovute pagare io. – Siamo un po’ a corto di liquidi, in effetti – si è giustificato Ermete. A corto di liquidi, le cose cambiano a velocità supersonica, ma come cazzo parlano, ho pensato. Ma come cazzo parliamo tutti, ho pensato poi. Ma perché parliamo, ho pensato infine. – Non è che puoi prestarci qualcosa – mi ha detto Ermete, mentre Cinzia era andata a portare i cartoni della pizza in quella che un tempo era la cucina, prima che il gas venisse tagliato e tolta l’acqua corrente e chiazze di licheni tappezzassero le piastrelle. Quindi, er...

Nuove stagioni all'orizzonte

– La primavera mi ha rotto il cazzo – dice Creativo n.2. – Intendi il quadro di Botticelli? – dico io. – Il quadro di chi? No, ma che quadro, intendo la stagione. È iniziata da, quanto?, dieci giorni?, e già mi ha rotto il cazzo. Non ti pare che le stagioni durino troppo? Tre mesi, è un’eternità. Ed è così da un sacco di tempo! Tipo, nel Medioevo, già duravano tre mesi, giusto? Ti pare una cosa possibile che dal Medioevo a oggi ci siano le stesse identiche stagioni di tre mesi? Cioè, il mondo è cambiato, cazzo. Viviamo nell’epoca della velocità, di Internet, del viral marketing, tutto è più rapido, dura di meno, colpisce di più, come l’Ebola. Che cazzo ce ne facciamo di stagioni di tre mesi? In tre mesi un sistema operativo rilascia un sacco di aggiornamenti, per dire. Le vogliamo aggiornare un po’, queste stagioni? Cosa stiamo, ancora legati ai ritmi dell’agricoltura, nel Terzo Millennio? Stagioni più brevi, ci vogliono, di quindici-venti giorni, non di più. E poi cambiare. – Ma come ...