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Visualizzazione dei post da marzo, 2014

No Aloha

Ieri al lavoro il capo ha convocato in Sala Incubatrice Creativo n.2, Creativo n.3, Creativo n.4 e me (Creativo n.5) per presentarci il nuovo Creativo n.1, che ha preso il posto del vecchio Creativo n.1. Si tratta di una donna. – Non posso crederci, è una donna – mi ha bisbigliato all’orecchio n.3. Sono sicuro che con n.1 farete subito team, ci ha detto il capo. Non per niente il suo curriculum parla a chiare lettere di eccezionale predisposizione al lavoro in team. E noi alla Clebbino non selezioniamo le persone a caso, ha aggiunto tutto compiaciuto. Vuoi dire qualcosa ai tuoi nuovi colleghi, n.1? – Senz’altro. Prima di tutto: aloha a tutti! Poi: nei giorni scorsi ho studiato un po’ le passate strategie di penetrazione della nostra azienda nei mercati esteri, soprattutto per il comparto food. E riflettendo – facendo in un certo senso brainstorming tra me e me, quindi autobrainstorming? selftbrainstorming? – mi sono accorta che ci sono vastissime zone del pianeta, come l’Africa Sube...

Che palle il passato

Ho comprato su eBay un tappetino di erba sintetica e un completo usato da pastore sardo. Ho steso il tappetino in sala, vicino al mucchietto di terra che per la verità si è un po’ seccato e ora sembra un monte Sinai riarso in miniatura. Poi ho indossato il completo da pastore sardo – mi va un po’ largo di spalle – e con Dolly, la mia pecora gonfiabile, ho giocato a fare che io ero il pastore che la portava al pascolo sull’erbetta sintetica e lei brucando l’erbetta sintetica mi porgeva provocatoria le terga e allora io, strisciando carponi sul tappetino d’erba (sintetica), mi appropinquavo a lei e la ghermivo e acchiappandola per le cosce lanose cominciavo a ingropparmela. Il mio quadretto pastorale è stato rovinato dallo squilletto del mio cellulare che mi segnalava la ricezione di un sms. Ma porco cazzo, neanche nei pascoli si può avere un po’ di intimità, un po’ di tregua dalla tecnologia! Era un sms di Ermete, inviato con il cellulare di Cinzia Pontesi, nel quale si lamentava del fa...

Una questione di contesto

Stamattina il mio capo mi ha convocato nel suo ufficio. Mi ha fatto sedere davanti a lui. Ho cercato di sedermi ricordandomi quello che avevo appreso da un corso aziendale sul linguaggio corporeo, evitando di incrociare le gambe o le braccia o di tenermi il collo con una mano o di stare ripiegato su me stesso (= chiusura, sottomissione) e cercando al contrario di sedere eretto, spalle ben larghe, pugni sui fianchi (= apertura, potere, dominio). – Chi cazzo sei, Wonder Woman? Rilassati, sei solo Bandini – mi ha detto il mio capo. Ho tolto i pugni dai fianchi e ho appoggiato i palmi delle mani sulle ginocchia, avendo comunque cura di tenere le cosce ben aperte. Come prima cosa, il mio capo mi ha annunciato l’arrivo del sostituto di Creativo n.1. Dopo la sua promozione, in realtà, avevano pensato di ritirare il n.1 e di non assegnarlo più a nessuno, come forma di omaggio nei suoi confronti, come si fa certe volte con i numeri dei giocatori di calcio. – Ma... Il capo mi ha fermato con un g...

Al parco la domenica mattina

La domenica mattina mi piace andare al parco, uscire di casa e camminare mentre dalle finestre aperte esce l’odore di sughi in preparazione, andare a sedermi su una panchina. Stare seduto e vedere intorno a me persone che fanno jogging, persone che portano a spasso il cane, persone che giocano a pallone con i figli, persone che fanno tai chi, persone che fanno pilates, persone che litigano al telefono, persone che leggono libri, persone che si scattano foto con il cellulare, persone che giocano a freesbee. Io non faccio jogging, io non porto a spasso il cane, io non gioco a pallone con i figli, io non faccio tai chi, io non faccio pilates, io non litigo al telefono, io non leggo libri, io non mi scatto foto con il cellulare, io non gioco a freesbee. Io me ne sto seduto a non fare un cazzo, ma è bello sentire tutto intorno tutta questa gente indaffarata a fare cose, tutta questa efficienza intorno a me, mi dà sicurezza, mi rassicura sul fatto che c’è gente che continua a fare andare ava...

Rompete la fila

Ho notato che quando la gente si trova in coda (alla cassa del supermercato; all’entrata del cinema; al casello autostradale; all’ufficio postale; in chiesa per l’eucarestia; eccetera) entra in modalità gregge. Spegne cioè il cervello e procede per imitazione del simile che lo precede nella fila. Quando questi avanza, essa avanza; quando questi si ferma, essa si ferma. Se questi avanza anche solo di un millimetro (un millimetro!), anche essa fa un micropasso in avanti per ripristinare la distanza originaria, come se fosse una questione di vita o di morte. Sono praticamente sicuro che se il tizio che precede facesse una cosa tipo – che ne so – sedersi in terra o fare una capriola, anche chi lo segue si siederebbe in terra o farebbe una capriola. Così oggi, mentre ero in fila alla mensa Clebbino, ho fatto un esperimento. Quando il tizio in fila davanti a me (uno che lavora in amministrazione, o forse in portineria, o forse entrambe) è avanzato di mezzo passo per leggere il menù del giorn...

Un riduttore e dei pomelli

Mi ha telefonato mio padre per chiedermi se lo accompagnavo dal ferramenta, “devo comprare un riduttore”, mi ha detto. Mentre eravamo in macchina gli ho chiesto che cosa doveva ridurre. – Il diametro di un tubo – ha detto. Ho fatto un sorriso sarcastico. – Che c’è – ha detto. – Niente. Pensavo che magari ci sono cose più importanti da ridurre, nel mondo. Tipo, la guerra. La fame. – Da qualcosa bisogna pur cominciare. Siamo entrati in ferramenta. Mio padre ha comprato il riduttore. Io mi sono guardato intorno. Ce n’era, di roba. Roba anche interessante. Per esempio, c’era un’intera parete coperta di pomelli, di tutte le forme e i materiali. Pomelli pomelli pomelli. Mio padre ha pagato il riduttore, siamo usciti dal negozio e siamo risaliti in macchina. Ogni giorno, c’è gente che progetta, disegna, realizza pomelli. Un bel giorno qualcuno, aprendo lo sportello dell’armadio di camera sua, ha una sensazione strana. C’è qualcosa che non combacia, pensa. Guarda il pomello. Così scomodo, così...