12 febbraio 2014

Non m'importa di essere capito

Stamattina sono andato al cimitero, sulla tomba di mia madre. Era un sacco di tempo che non ci andavo. Ogni volta che ci vado mi sembra di avere sempre un sacco di cose da dire e da fare, ma poi succede che arrivo lì davanti, davanti alla foto di mia madre, che sulla parete di loculi occupa il 4D (immaginando un sistema di coordinate simil-scacchi o simil-battaglia navale), e nella foto mia madre mi guarda dall’alto in basso, un atteggiamento che non so mai bene come interpretare, e allora rimango sempre senza niente da dire. Anche stavolta ero arrivato lì davanti e non sapevo che dire, anche perché cosa vuoi dire a un cadavere ormai in avanzatissimo stato di decomposizione? Allora stavo zitto, guardavo i fiori nel vaso, vecchi di qualche giorno; doveva averceli portati zia Scimunetta, perché mio padre non porta mai fiori sulla tomba di mia madre; noi ci portiamo solo mazzetti d’ortica, che a lei piaceva molto l’ortica, soprattutto nella frittata. Dopo un po’ mi sono accorto che tra la lapide e il sostegno di metallo che regge il vaso dei fiori c’era qualcosa. Ho avvicinato la faccia per vedere cosa fosse, e ho visto che era un fungo, un fungo piccolissimo, di un paio di centimetri, marroncino. Il cuore ha cominciato a battermi forte. Che ci faceva quel fungo lì? Mi sono guardato attorno, non c’era nessuno. Ho accostato ancora di più la faccia, e ho sussurrato al funghetto:
– Psss. Psss. Mamma. Sei... sei tu?
Il funghetto ha come dondolato il suo cappello marroncino. Era il segnale. Lo stesso identico gesto di mia madre, quel cenno con la testa che mi faceva per farmi capire che mi stava ascoltando, anche mentre faceva altro. Il segnale che mi stava ascoltando anche adesso, nonostante fosse alle prese con questa sua nuova natura micologica. Allora le ginocchia mi hanno tremato, mi sono dovuto appoggiare alla lapide di 4C per non cadere, e sempre appoggiato a 4C (scusami tanto 4C, era un’emergenza) ho cominciato a parlare a mia madre, a raccontarle tutto, tutto quello che c’era stato dopo la sua morte, la mia storia con Betsabea e la nascita di Domenico, il suo nipotino!, le puntate di Criminali Buffi che non aveva potuto vedere, la relazione di mio padre con Maya la giornalaia e la loro partenza per Vladivostok, io che insieme a Ermete libero Cinzia Pontesi dalla Cassa Ibernazione, la morte di Betsabea, squartata da un testimone di Geova senza scrupoli, la scomparsa (o il rapimento?) di Domenico, quella volta che mi si è rotta la chiave nella serratura e ho dovuto chiamare il fabbro, il mio trasferimento nella Zona Deumanizzata, e poi il mio ritorno a casa, e il contemporaneo ritorno di babbo da Vladivostok.
“Appena tornato sai cosa mi ha detto? Che si era risposato! Ma mica con Maya, che nel frattempo avevano litigato e si erano mollati, no! Con una cameriera russa conosciuta là, Sveta, Svetlana, che ora si è trasferita nella nostra... nella vostra... nella loro, insomma, ora vivono insieme qua. L’ho conosciuta poco prima di Natale, cosa vuoi che ti dica, non è male, certo non è alla tua altezza, però tutto sommato è simpatica, secondo me è un po’ alcolizzata, ma a parte questo è a posto, soltanto con l’italiano ancora proprio non ci siamo, certe volte mentre parla emette tutti dei suoni strani, dei fruscii, come una radio male sintonizzata, vorresti girare la manopola per togliere tutto quello sfrigolìo ma non ci sono manopole, è così, è il suo modo di parlare italiano, speriamo che si sintonizza da sola. E niente. Ma pensa tu! Un fungo! Ma come ti... comunque, anche io ora mi sto rifacendo una vita, ora convivo con Dolly, che è una pe - è adorabile, Dolly, così discreta, così tenera, ti piacerebbe. Sì. No. Magari una volta o l’altra, chissà. Come? Eddài, adesso non ricominciare, lo sai. Non puoi chiedermi questo, lo sai che non lo farò mai. Uffaaaa! Sì. Sì. Ho detto di sì. E va bene, non ho niente nella testa, può anche darsi, però adesso basta. Mamma lo sai benissimo, no? Sono un ribelle, mamma! L’ho deciso, e non m’importa di essere capito. Ok? Ora vado a casa, ciao”.
Certe volte mia madre è proprio impossibile. Riesce a farmi arrabbiare anche da fungo.
I cimiteri hanno questa cosa bellissima, i sentieri di ghiaino. Camminavo su questo sentiero, non c’era nessuno intorno e nessun rumore, solo il rumore delle mie scarpe da tennis sul ghiaino. Facevano questo suono bellissimo: freak!, freak!, freak! Mi scappava da ridere, non so perché.

4 commenti:

Bandini ha detto...

Bonus track:
http://www.youtube.com/watch?v=j22FnmgOgRs&list=PL-WbOosV7igy2WBUsLxfHIOg6SH9w18x2&index=17

D.Saponetti ha detto...

bravo Bandini, riesci sempre a farmi male.

Bandini ha detto...

Faccio del mio meglio, Saponetti.

rob nigelli ha detto...

Bandini, il tuo post è il più bel epitaffio scritto sul sommo Freak Antoni.
Che il signore dei dischi abbia cura di lui.