Ieri ero a casa e ho messo su la cassetta puliscitestine, la mia hit preferita, quindici minuti di impercettibile fruscio che ogni volta mi commuove fino alle lacrime. La finestra era aperta, Domenico era sulla parete alle mie spalle e stava credo masticando una mosca, tipo chewing gum, Eugenia era stesa sul divano a faccia in giù, io ero in piedi davanti alla finestra, stavamo tutti zitti a farci avvolgere dal fruscio. Madonna che palle, ho pensato a un certo punto. C'era un'aria di sabato, un'aria sabatina e invece era solo, fammi pensare, giovedì. – Sabato arriva lentamente. Mi ami? – ho chiesto a Eugenia, guardando fuori. Eugenia non ha risposto. Era chiaro che no. Domenico ciancicava, tranquillo, non ancora in grado di capire dinamiche drammatiche. O forse siamo noi adulti a drammatizzare dinamiche pacifiche. – Benissimo – ho detto. Ho chiuso la finestra, mi sono girato, ho afferrato Eugenia, le ho aperto la valvola e l'ho stretta in un abbraccio mortale. La valvol...
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