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Visualizzazione dei post da agosto, 2017

Ma che è questa fretta vorrei sapere

“Affréttati!” “Cosa aspetti?” “Corri a” “Non perdere tempo” Oggi come oggi le pubblicità delle cose non solo vogliono convincerti a comprare quelle cose, ma pretendono che tu lo faccia anche alla svelta. Cioè non si accontentano di avere dei consumatori, vogliono anche che siano consumatori tonici, sportivi, scattanti, gente d’azione, dei bruce willis dell’acquisto. Mai una volta che ti dicono “che ne diresti di provare questa cosa? Pensaci su con calma. Hai tutto il tempo per farlo”, no, macché, sembra di stare al fottuto addestramento dei marines, dove c’è il sergente stronzo con la mascella quadrata che ti tratta come un rammollito e ti urla nelle orecchie ordinandoti di darti una mossa. Cioè ma chi cazzo vi credete di essere? Mi dovreste stendere i tappeti rossi e trattare con tutte le buone maniere e le gentilezze del mondo, visto che sto pensando se comprare o no la vostra merda. Quindi vedete di piantarla con questi toni da motivatori aziendali ed esaltati del fitness. Co...

Come Thelonious Monk quando non suona

Ieri è venuto a trovarmi mio padre. Dopo aver fatto le scale a piedi aveva il fiatone, allora ho preso il mio Diario delle Condizioni Psicofisiche Paterne (DCPP) e mi sono appuntato la cosa con tanto di data. Cos’è che scrivi lì, mi ha chiesto lui col fiatone. Gli ho spiegato che era il mio Diario delle Condizioni Psicofisiche Paterne (DCPP) nel quale avevo deciso di tenere traccia di ogni segno di decadimento fisico o psicologico relativo alla sua persona, lieve o serio che fosse. – Per quale motivo fai una cosa del genere? – ha chiesto con un tono di voce alquanto risentito –, perché non ti scrivi il TUO diario delle TUE condizioni psicofisiche? – Cosa c’è che non va? Ho pensato che, poiché condividiamo buona parte del corredo genetico, tenere traccia dell’insorgenza dei tuoi problemi di salute e del loro sviluppo può aiutarmi a capire a che cosa sto andando incontro e quindi correre ai ripari finché sono in tempo. – Ah è così? Allora forse da qualche parte ti conviene anche scriv...

Il caldo killer

Sono andato da Mediaworld per vedere a scrocco sulle tv in esposizione l’ultima puntata di Piccoli Casi Umani (aka Casini Umani ) che raccontava la storia di questo investigatore privato in pensione che ormai trascinava le sue giornate nella noia e nell’inedia, leggendo giornali e guardando telegiornali. E d’estate sui giornali e sui telegiornali di tutto il Paese non si faceva che parlare del “caldo killer”, questo temutissimo assassino seriale che stagionalmente si rifaceva vivo uccidendo prevalentemente anziani ma che anche non disdegnava i bambini e i cardiopatici. L’investigatore privato in pensione ogni volta chiudeva il giornale o spegneva la tv e accendendosi la sigaretta elettronica si chiedeva chi fosse questo maledetto serial killer detto “il Caldo”, dalle probabili tendenze gerontofile-pedofile, che prendeva di mira i soggetti deboli della popolazione. E le forze dell’ordine che facevano? Niente! Brancolavano nel buio, come al solito. E l’arma del delitto? Sconosciuta. L’i...