Ho cacciato di casa il mio maestro di Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri, perché oramai non ne avevo più bisogno. Il tuo lavoro è finito, gli ho detto per giustificarmi. Questo è quello che pensi tu, mi ha detto lui, con l’aria di chi la sa lunga. È proprio quando pensi di aver capito tutto, di aver raggiunto l’obiettivo, che precipiti nel baratro dei pensieri incasinati. Non senti più il rumore di fondo e credi che non ci sia più rumore di fondo, ma non è così: ti sei solo abituato, fino a scambiare il rumore di fondo per silenzio. Così ha detto. Puzzava di aglio e sudore. Ho aperto la porta di casa e gli ho fatto un ampio e armonioso gesto con il braccio, qualcosa che sembrava provenire dalle corti rinascimentali, qualcosa che poteva essere interpretato come: si accomodi via dal cazzo. Ha protestato che non poteva uscire così. Così come, gli ho chiesto? Così senza scarpe, ha detto. Era scalzo. Non trovava più le scarpe. Abbiamo cominciato a cercarle dappertutto – per la ver...
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