Da quando il maestro si è piazzato – a questo punto posso dire, con cognizione di causa, abusivamente – a casa mia, cerco il più possibile di stare lontano da casa mia, non senza una certa sofferenza per la lontananza da Dolly. Vado spesso a pranzo da mio padre, dopo pranzo ci facciamo delle passeggiate, muoviamo un passo dopo l’altro (il modo classico di passeggiare) per i marciapiedi del suo isolato e di quelli contigui, passiamo davanti ai cassonetti della raccolta differenziata che mi strappano un sorriso amaro perché mi ricordano la RDTP e il mio maestro che occupa abusivamente casa mia impedendomi di fatto di chiavarmi in santa pace la mia pecora gonfiabile, passiamo davanti ai negozi sfitti, alle saracinesche abbassate, ai muri scacazzati di tag di writers da quattro soldi, tra i quali qualcuno ha scritto con uno spray giallo WAKE ME WHEN IT’S QUITTING TIME. A un certo punto guardo mio padre – non lo guardo spesso, di solito mi limito a guardargli intorno, a guardare dalle sue p...
B L O G G H I N O