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Incontri fortuiti al gusto di diesel

 Ero sull'autobus e ho mandato un whatsapp a Cinzia Pontesi: «Ehi ciao, che fai?» Lei dopo un po’ mi ha risposto. «Sto andando in centro» Io ho scritto: «Ti va se ci vediamo?» Lei dopo un po’ mi ha risposto. «Non saprei. Quando?» Io ho scritto: «Adesso. Alza la testa» e le ho sorriso. Lei ha fatto una faccia strana, ha alzato la testa e mi ha visto, seduto davanti a lei, che le sorridevo. È impallidita. «Cazzo, mi metti i brividi Bandini» ha detto. Io ho scritto: «Che coincidenza eh? Giuro che non ti stavo seguendo!» Lei ha letto il messaggio e ha detto: «Puoi anche smetterla di scrivere, visto che sei qui davanti a me». «Ah, già» ho scritto. «Ah, già» poi ho detto, e ho cancellato l'ultimo messaggio. Siamo scesi alla stessa fermata. Mi ha detto che adesso aveva un impegno da sbrigare, ma che magari un'altra volta potevamo bere qualcosa. «Magari. Non vedo l'ora. Non berrò fino a quel giorno» ho scherzato. Lei ha fatto una risata forzata. «E comunque» ho aggiunto «male c...

Le solite chiacchiere dal barbiere

 Oggi sono andato dal barbiere. Come tutti sanno, dal barbiere è importante saper parlare del più e del meno, soprattutto di sport. Io in particolare ci tenevo a non ritrovarmi con un taglio di capelli gay – intendiamoci, non ho niente contro i gay, anche se non ho nessun amico gay, ma non certo per colpa mia – neanche per colpa dei gay ovviamente, ci mancherebbe altro – ed è per questo che quando è toccato a me sedermi sulla poltrona del mio barbiere di quartiere, ho subito fatto la domanda più eterosessuale che mi venisse in mente, e cioè: – E allora, questo Inter? Il mio barbiere ha sollevato il tagliacapelli dalla mia nuca e mi ha guardato attraverso lo specchio. – Siamo fottuti. Il mio primo pensiero è stato che avevo sbagliato squadra, ma non si trattava di quello. – Lei mi parla di calcio, e intanto, secondo sempre più scienziati, ci sono oltre il 50% di possibilità che l’Amoc collassi. Lei sa cos’è l’Amoc, vero? Il barbiere mi stava puntando il tagliacapelli alla giugulare,...

Il grande fallimento dell'umanità

 Sono andato al supermercato a comprare le arachidi. Volevo quelle col guscio, ma ho scoperto che costano di più di quelle già sgusciate. Forse chi le produce le compra sgusciate e poi gli mette il guscio a due a due, ho pensato: una lavorazione che giustifica il sovrapprezzo. Ho comprato quelle già sgusciate perché il mio stipendio attuale non mi permette il lusso di comprarmi delle arachidi con il guscio. Dopo ho comprato anche la pasta. Io considero le linguette “Apri&chiudi” delle confezioni di pasta il grande fallimento dell’umanità. Ce ne fosse una che funziona. A questo proposito, se lavorassi ancora nel Reparto Creazione della Clebbino – cosa che non è, a sentire le voci di corridoio è stata sostituita da un team di intelligenze artificiali – suggerirei di lanciare sul mercato delle innovative confezioni di pasta con il sistema di apertura/chiusura che chiamerei Stretto di Hormuz©: una strozzatura dell’apertura della confezione posta sotto la sorveglianza di una micropo...

Di nuovo nell'arena lavorativa

 Grazie al corso deprofessionalizzante e alle competenze che ho disimparato sono stato assunto di nuovo alla Clebbino, stavolta con un contratto a tutele decrescenti, nel senso che mano a mano che passa il tempo le tutele decadono un pezzetto alla volta, fino ad arrivare a perdere la pensione e alla possibilità di venire licenziato in qualsiasi momento senza giusta causa e magari, perché no?, vedermi decurtato lo stipendio. Insomma, mi ha detto il responsabile alle risorse umane stringendomi la mano, si diventa sempre più leggeri, meno preoccupazioni, meno vincoli, e anche più incentivati magari a trovarsi un nuovo lavoro, a rimettersi in discussione, a restare giovani. Buu pensione! Buu posto fisso! «Ma è legale?» gli ho chiesto. Lui è scoppiato a ridere e con delle gran pacche sulle spalle mi ha spinto fuori dal suo ufficio. Il mio nuovo lavoro consiste nel dialogare con un chatbot IA per “allenarlo”, mi ha spiegato il mio capo. «Di cosa gli devo parlare?» «Di qualunque cosa. Non...

Lascia stare i santi

 L'altro giorno ho invitato a pranzo Cinzia Pontesi. Siamo andati in un ristorante nella Zona Deumanizzata che fa cucina groenlandese. Io ho preso un suaasat, lei mattak. Avevo letto delle ottime recensioni sul muro del cesso della stazione, ma questo non l’ho detto a Cinzia, a volte è meglio non svelare le proprie fonti, diceva un articolo che ho letto tempo fa in una rivista che non vi posso citare per le ragioni di cui sopra. Abbiamo parlato del più e del meno, io soprattutto del meno. Dopo che lei e Ermete si sono lasciati ci siamo un po’ persi di vista. La vita è così, tu dici “torno subito” e quando torni sono passati tipo 13 anni, al posto di quel cinema dove andavi sempre ci hanno fatto un mulino a energia nucleare e non riconosci più le strade e il diritto internazionale è carta straccia e la signora che all’angolo vendeva castagne non c’è più, non c’è più neanche l’angolo, al posto dell’angolo ora c’è un rettilineo, e ti chiedi: com’è possibile? Sono solo andato a pisciar...

Trovata la causa, curato l'effetto

Avevo dei capogiri, degli sbandamenti e allora sono andato dal medico di famiglia. Il medico di famiglia mi ha fatto alcune domande e mi ha visitato. Poi mi ha prescritto un farmaco. «Prenda una compressa al giorno, dopo i pasti, per 7 giorni» mi ha detto.  – Ma che cos’ho? – Non ne ho idea. – Che cosa mi ha prescritto allora? – Un antinfiammatorio. – Ma perché? Ho un’infiammazione?  – Non direi. Ma il farmaco che le ho prescritto può causare, come effetto collaterale, dei capogiri. In questo modo noi troviamo una causa al suo sintomo; e quando tra sette giorni lei sospenderà il farmaco, eliminando la causa elimineremo anche l’effetto. Sono uscito dallo studio medico che già mi sentivo meglio. La medicina ha una logica e quella logica da sola è già metà della cura, e tanti saluti all’omeopatia. 

Una modesta proposta

1. Manda una cartolina col messaggio "Stop the war in #Gaza " a Ambasciata di Israele in Italia Via Michele Mercati 14 00197 Roma RM Italia 2. Condividi sui social la foto della cartolina e invita amici e conoscenti a fare la stessa cosa: 100, 1000, 100000 cartoline per la pace! pic.twitter.com/A24uiPHoii — Giona (@Giona_libri) August 7, 2025

Come fermare le guerre

 Io ce l'ho un modo per far finire le guerre (prego, non c'è di che!), e sarebbe un sistema sicuro, che funzionerebbe là dove falliscono i cessate il fuoco, le sanzioni, i vertici diplomatici e Trump.  Questo modo è il CID. Il modulo di constatazione amichevole.  Ci ho pensato stamattina mentre ero imbottigliato nel traffico cittadino. Se non esistesse il CID, ad ogni incidente stradale la gente, ammesso che sopravviva all'incidente stesso, si ammazzerebbe per stabilire chi ha ragione o torto. Assisteremmo a scene di giustizia sommaria a colpi di cric o taser o triangoli di emergenza o tergicristalli. Se dal traffico stradale non è mai scoppiata finora una guerra mondiale, è solo merito del CID. Quindi, stampiamo dei CID anche per gli incidenti diplomatici, dico io. Un Paese invade inavvertitamente il Paese limitrofo? Un altro Paese sgancia sbadatamente una testata nucleare su un Paese oltremare? Non c'è bisogno di degenerare. Ci si mette lì sul confine, o su un'iso...

Mandami un fax

 Su un'asta giudiziaria online ho comprato un terminale fax, perché ho pensato che nella vita ho bisogno di una svolta tecnologica, ed è da quando sono piccolo che desidero poter inviare e ricevere fax, internet ormai ce l’hanno cani e porci, ma vuoi mettere il fax? Roba da élite. Così adesso ho il fax, appoggiato sul monticello di terra che ho in casa, e sembra una specie di totem, una divinità. Ho il fax e posso mandare i fax, ma a chi li mando? Non conosco nessuno che ce l’ha, oggi come oggi. Ho chiamato Ermete e gli ho proposto di comprarne uno, mi ha risposto col cazzo, e poi lui comunque in casa non ha l’elettricità. Gli ho chiesto come faceva allora a ricaricare il cellulare, e mi ha detto che va tutti i giorni in biblioteca e usa le prese della biblioteca. Allora gli ho chiesto di informarsi in biblioteca se magari avevano il fax, così potevo mandargliene uno. Lui mi ha risposto che si informa. Nel frattempo, quello che posso fare è far stampare dei biglietti da visita con ...

Chi, è?

Ieri ho scambiato due parole col postino, che mi ha recapitato una raccomandata, che io però ho rifiutato perché non mi piacciono le raccomandazioni. In particolare il postino ha condiviso con me una riflessione nata da anni e anni di citofonate per farsi aprire la porta. Secondo il postino, la gente quando risponde al citofono chiedendo “chi è?” sbaglia l’intonazione. Mette l’accento sull’“è”, e la domanda suona sempre come: chi osa “essere”?, chi si permette di esistere? Quando invece sarebbe una domanda innocua, volta a conoscere l’identità di chicchessia. E allora bisognerebbe mettere l’accento sul “chi”, domandare: “Chi, è?” Ma forse invece è giusto così, forse sotto sotto la gente non si capacita del fatto che qualcuno si ostini a esistere, a stare al mondo, a fare cosa poi. Poi ci sono quelli che al citofono rispondono “Sì?”, cosa che paralizza il mio nuovo amico postino. Lui di solito conferma, ripetendo sì, e il dialogo allora si svolge di solito in questo modo: – Sì? – Sì! – ...

Mies van der Rohe

 Ieri sera al corso deprofessionalizzante del centro per l’impiego l’insegnante ci ha parlato del demansionamento come valore.  «Che cosa diceva Mies van der Rohe?» ha chiesto. Nessuno ha alzato la mano. Un tizio in terza fila si è messo un dito nel naso. Un chihuahua ha cagato un stronzo a forma di punto interrogativo nei pressi della cattedra, prima di essere richiamato dal proprietario che passava di lì. «Che cosa avrebbe detto quella puttana? Che dobbiamo dare altri soldi alla troika?» ha urlato uno dal fondo. L’insegnante, che si chiama prof. Caramelli, è avvampata. «Mies van der Rohe era un architetto e designer tedesco» ha detto, scrivendo il nome sulla lavagna analogica. «Ah mi scusi professoressa, avevo capito von der Leyen» ha detto la voce dal fondo. Caramelli ha scritto alla lavagna “Less is more”. Qualcuno mi ha tirato una pallina di carta. Ho preso la pallina, l’ho srotolata. Sul pezzetto di carta c’era scritto "Vuoi un pompino? Vieni in bagno dopo la lezzione”. ...

Specismo e squatterismo

Dolly, la mia pecora gonfiabile e sex pet, da qualche giorno mi tiene il muso. Ho il sospetto che sia per il fatto che io ho un figlio nato da una precedente relazione (Domenico, nato dalla mia storia con Eugenia, la mia ex bambola gonfiabile) e questo, in qualche modo, la rende gelosa. Forse dovrei mettere le cose in chiaro con lei, e cioè che non intendo avere nessuna relazione sentimentale seria, e men che meno metter su famiglia. E se proprio devo dirla tutta mi dà fastidio il modo in cui ignora quasi l’esistenza di Domenico, come se lo considerasse un essere vivente di terza o quarta categoria. Non pretendo certo che una pecora sintetica in lana merinos e vinile accetti di fare da madre a un geco, non le chiedo tanto: semplicemente un po’ di gentilezza e di considerazione. Domenico in fondo non ha colpe. Comincio a pensare che Dolly abbia un atteggiamento specista, e questo per me è inaccettabile. Siamo tutti uguali agli occhi di... di chi? Di Noè, immagino. Che sulla sua arca acc...

Sul chi vive per sgamare le intelligenze artificiali

  Mi suona il telefono, un numero sconosciuto. Rispondo, tirando a indovinare. «Pronto, non mi serve nessuna cella elettrolitica per la produzione domestica di idrogeno, grazie, la saluto» «Sono Ermete, aiutami, sono improvvisamente cieco!» «Ermete? Ma lavori in un call center?» «Che call center? Questo è il mio numero. Ho bisogno di aiuto Bandini, non ci vedo più un cazzo neanche dall’occhio buono.» «Così di botto? Forse è saltata la corrente.» «Sono le dieci di mattina, testadicazzo!» «Ok arrivo subito.» Mentre guidavo verso la Zona Deumanizzata mi sono ricordato che Ermete non aveva un telefono cellulare. E se fosse la solita truffa telefonica? Magari fatta con la intelligenza artificiale che imita la voce di Ermete per estorcermi del denaro? Però non mi aveva chiesto soldi. Magari adesso arrivavo a casa sua e c’era una intelligenza artificiale con le sue sembianze pronta ad aggredirmi fisicamente e a derubarmi per poi andarsi a comprare la droga stupefacente. Un’intelligenza ar...

La logistica

Alfo dice che c'è sempre meno verde e campi e sempre più cemento e capannoni, e che questa si chiama logistica. Un tempo, migliaia di anni fa, eravamo tutti cacciatori-raccoglitori, quindi nomadi. Poi, a un certo punto, siamo diventati sedentari, e lì – dice Alfo – è iniziato il declino. Con l'agricoltura; e non contenti, abbiamo peggiorato le cose con l'industria. Abbiamo smesso di muoverci per procaccarci il cibo, ma almeno uscivamo di casa per andare a lavorare e per fare shopping. Dopo hanno inventato il telelavoro, e anche l'e-commerce, e adesso non dobbiamo più uscire per fare niente. Siamo fottuti. Prima noi uscivamo, dovevamo muoverci per procurarci le cose. Adesso stiamo fermi e facciamo muovere le cose e ce le facciamo portare comodamente a casa dalla logistica. Per ora la logistica si serve di esseri umani, ma tra un po' non serviranno più a niente, ci saranno le AI a gestire la logistica e i droni a consegnarci le cose, così non dovremo fare più niente. ...

Una nuova vita, forse

Al centro per l'impiego mi hanno detto che sono “troppo qualificato” e questo lega le mani a qualsiasi datore di lavoro che per venirmi incontro e non sovraccaricarmi di responsabilità sarebbe disposto a darmi un lavoro sottopagato di tutto rispetto. Così l’impiegata del centro mi ha consigliato di iscrivermi a un corso “deprofessionalizzante” grazie al quale, se mi applico, posso sradicare tutte le competenze e le qualifiche che ho acquisito in tutti questi anni di contratti Co.Pro.Fa.G.O. alla Clebbino e diventare così appetibile per il vivace e scoppiettante mercato del lavoro. Naturalmente ho accettato. Il corso si tiene tutti i lunedì e i giovedì sera alle ore 20 in una ex-palestra nella Zona Deumanizzata che per anni il Comune ha utilizzato come area di sgambatura per cani al coperto. Per la verità c'è ancora qualche ostinato cittadino che continua a portare il suo cane a sgambarsi nella struttura, e non è facile seguire la lezione restando seduti sui banchi di scuola con...

Le bambine, i bambini

 Siccome le bambine e i bambini di tutto il mondo si erano stufati di essere fatti a pezzi dai bombardamenti, di morire di fame, o malnutrizione, o di diarrea o di malaria o di polmonite, di lavorare come schiavi in miniera o nelle piantagioni o nelle fabbriche, di venire sfruttati sessualmente, o anche solo di essere accompagnati a scuola da genitori indaffarati a scrollare sui loro smartphone; allora cominciarono, tutti insieme, a urlare: basta! basta! basta! E quelli più piccoli che non sapevano parlare si limitavano a urlare, rossi in volto, stringendo i pugni e agitandoli in aria; e siccome neanche così furono ascoltati, ma vennero solo sgridati, picchiati, o peggio ignorati; allora come forma di protesta estrema decisero di smettere di nascere, e non vennero più al mondo, in nessun modo, né naturale né artificiale; e nel giro di poco meno di un secolo l’umanità si estinse e così molti problemi, se non tutti, furono infine risolti.

Il dilemma del barbiere

 Stamattina mi sono letto e guardato l'internet e dopo che l'ho finito non sapevo più che fare, allora ho pensato di andarmi a tagliare i capelli. Ma il mio barbiere di fiducia è chiuso per lutto da mesi, poi ho scoperto che era proprio lui a essere morto, e il lutto era quello della sua famiglia. Allora ho pensato di chiedere a Ermete Dossi se mi poteva consigliare qualcuno. Sono andato a casa sua. L'ho trovato con i capelli lunghi e sporchi fino alle spalle, non un buon segno. «Non li ho più tagliati, perché volevo andare dal barbiere, ma poi mi sono chiesto: da chi si fa tagliare i capelli il barbiere? Da un altro barbiere, evidentemente. E dev'essere un barbiere molto bravo, se uno che è barbiere si affida a lui. Così ho chiesto a Nereo, il mio barbiere storico, da chi si fa tagliare i capelli: lui mi ha dato il nominativo di questo barbiere che sta dalle parti della rotonda Casto Caruso. Sono andato lì, ma poi ho pensato: questo barbiere, che già taglia i capelli a...

Il rumore di un cotton fioc

Che rumore fa un cotton fioc quando cade per terra? Ieri ci ho pensato per tutto il giorno. Nel corso della mia vita innumerevoli cotton fioc mi sono caduti, ma non ricordo di averne mai sentito il rumore, e d'altra parte le estremità bombate costituite da ovatta contribuiscono ad attutirne l'impatto con il suolo, ma la domanda è: cento cotton fioc che cadono al suolo contemporaneamente non farebbero ugualmente rumore? E mille? E un carico da un milione? Siamo in presenza dell'oggetto meno rumoroso mai creato dall'umanità? Così, in vena di esperimenti, sono andato al supermercato con l'intenzione di comprare una decina di confezioni di cotton fioc e iniziare tutta una serie di test domestici. Al supermercato ho incontrato Numero Una, la mia ex collega al Reparto Creazione della Clebbino, prima che ci licenziassero tutti senza neanche averci mai assunti, uno dei prodigi possibili nell'attuale mondo del lavoro.  «Hai saputo? Ci stanno richiamando» ha detto Numero ...

Giri a vuoto nella zona industriale

 Ieri sera sono andato a trovare D'Ottomani nella zona industriale. Erano le nove di sera e le luci gialle dei lampioni si rifrangevano come schizzi di vomito sulle pozzanghere formate nelle buche lasciate nell'asfalto dal passaggio ininterrotto dei tir. Le sagome dei tetti a denti di sega dei capannoni, nel buio della sera, sembravano mandibole divelte di gigantesche creature preistoriche, dopo che una pioggia di asteroidi le aveva fatte a pezzi. Ogni tanto passava un cane randagio, sgambettando. Ogni tanto passava una donna randagia, ancheggiando e ammiccando. Finalmente sono arrivato sotto casa di n.3 (mi viene ancora da chiamarlo così), ho suonato il campanello. La sua voce, percorsa da scariche elettrostatiche, ha risposto al citofono chiedendo chi era, in un tono scocciato. In quel momento mi sono reso conto che mi stavo presentando a casa sua a mani vuote. Ho nascosto le mani dietro la schiena, anche se non era un videocitofono, ma un citofono del tipo vecchio, che alime...

La vita è piena di opportunità

 Oggi passavo davanti al discount quando mi sono sentito afferrare da dietro e prima di accorgermi che cosa stava succedendo mi sono ritrovato scaraventato in terra oltre le porte automatiche del discount. Mi sono alzato per protestare quando l'aggressore ha allargato gli arti come per abbracciarmi: – Bandini! Ma sei te. Era ex Creativo n.3, che dopo la dismissione del Reparto Creazione da parte della Clebbino si è rifatto una vita e ora lavora come buttadentro al discount. – In che senso, buttadentro? – Con l'inflazione che c'è la gente si guarda bene dal mettere piede nei negozi o nei supermercati, e ormai anche nei discount, così mi pagano perché acchiappi la gente e la scaraventi dentro. Poi una volta dentro ci pensano la musica soporifera e le promozioni 2x3 e le raccolte bollini e le luci bianche e la disposizione sensuale delle merci a fare il resto. Il difficile è farli entrare. Ed è il mio lavoro. Ex Creativo n.3, che da civile si chiama D'Ottomani, mi ha invit...