L'altro giorno ho invitato a pranzo Cinzia Pontesi. Siamo andati in un ristorante nella Zona Deumanizzata che fa cucina groenlandese. Io ho preso un suaasat, lei mattak. Avevo letto delle ottime recensioni sul muro del cesso della stazione, ma questo non l’ho detto a Cinzia, a volte è meglio non svelare le proprie fonti, diceva un articolo che ho letto tempo fa in una rivista che non vi posso citare per le ragioni di cui sopra. Abbiamo parlato del più e del meno, io soprattutto del meno. Dopo che lei e Ermete si sono lasciati ci siamo un po’ persi di vista. La vita è così, tu dici “torno subito” e quando torni sono passati tipo 13 anni, al posto di quel cinema dove andavi sempre ci hanno fatto un mulino a energia nucleare e non riconosci più le strade e il diritto internazionale è carta straccia e la signora che all’angolo vendeva castagne non c’è più, non c’è più neanche l’angolo, al posto dell’angolo ora c’è un rettilineo, e ti chiedi: com’è possibile? Sono solo andato a pisciar...
Avevo dei capogiri, degli sbandamenti e allora sono andato dal medico di famiglia. Il medico di famiglia mi ha fatto alcune domande e mi ha visitato. Poi mi ha prescritto un farmaco. «Prenda una compressa al giorno, dopo i pasti, per 7 giorni» mi ha detto. – Ma che cos’ho? – Non ne ho idea. – Che cosa mi ha prescritto allora? – Un antinfiammatorio. – Ma perché? Ho un’infiammazione? – Non direi. Ma il farmaco che le ho prescritto può causare, come effetto collaterale, dei capogiri. In questo modo noi troviamo una causa al suo sintomo; e quando tra sette giorni lei sospenderà il farmaco, eliminando la causa elimineremo anche l’effetto. Sono uscito dallo studio medico che già mi sentivo meglio. La medicina ha una logica e quella logica da sola è già metà della cura, e tanti saluti all’omeopatia.