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Lascia stare i santi

 L'altro giorno ho invitato a pranzo Cinzia Pontesi. Siamo andati in un ristorante nella Zona Deumanizzata che fa cucina groenlandese. Io ho preso un suaasat, lei mattak. Avevo letto delle ottime recensioni sul muro del cesso della stazione, ma questo non l’ho detto a Cinzia, a volte è meglio non svelare le proprie fonti, diceva un articolo che ho letto tempo fa in una rivista che non vi posso citare per le ragioni di cui sopra. Abbiamo parlato del più e del meno, io soprattutto del meno. Dopo che lei e Ermete si sono lasciati ci siamo un po’ persi di vista. La vita è così, tu dici “torno subito” e quando torni sono passati tipo 13 anni, al posto di quel cinema dove andavi sempre ci hanno fatto un mulino a energia nucleare e non riconosci più le strade e il diritto internazionale è carta straccia e la signora che all’angolo vendeva castagne non c’è più, non c’è più neanche l’angolo, al posto dell’angolo ora c’è un rettilineo, e ti chiedi: com’è possibile? Sono solo andato a pisciare! Datemi retta, meglio non andarci mai a pisciare, meglio farla sul posto, vivere il momento, irrorare l’istante.
«A che cosa devo questo invito romantico» mi ha chiesto a un certo punto Cinzia.
«Non è un invito romantico» ho risposto io, pulendomi la bocca dai resti di suaasat.
«Oh andiamo. Oggi è San Valentino».
«In realtà volevo festeggiare San Metodio e San Cirillo. Sai, sono gli inventori dell’alfabeto cirillico. Mentre San Valentino a quanto mi risulta non ha inventato un cazzo».
«E, dimmi» mi ha sussurrato Cinzia, avvicinando la faccia «come si scrive vaffanculo in cirillico?»
Aveva dei pezzetti di mattak tra i denti, ma non gliel’ho detto, per educazione. Dopo sono andato a pagare ma la mia carta di credito era scaduta. Ha pagato Cinzia. Fuori dal ristorante l’ho ringraziata.
Lei ha fatto una smorfia e ha detto di chiamarla, quando avevo voglia di festeggiare qualche altro santo. O santa.
«Tipo santa Brigida?» ho chiesto.
«Quand’è?»
«23 luglio».
«Non vedo l’ora» e l’ho guardata andarsene, e non riuscivo a staccarle gli occhi di dosso, avevo tipo paura che se mi fossi girato, se avessi anche soltanto chiuso gli occhi per un secondo, la strada non avrebbe più avuto angoli e il ristorante sarebbe stato sostituito da una lavanderia a energia solare e lei sarebbe sparita, ho tenuto gli occhi aperti e ho prestato attenzione finché per il dolore non hanno cominciato a lacrimare e Cinzia Pontesi è diventata un puntino sfocato e bagnato sullo sfondo.
“Gli attenti non muoiono, i disattenti sono già come morti”, firmato Buddha, anche questo mi ricordo che c’è scritto nei cessi della stazione.


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