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Conosco persone

Conosco persone che nelle metropolitane, negli aeroporti, nei centri commerciali, per non camminare prendono scale e tappeti mobili. Poi, una volta a casa, per tenersi in forma corrono sui tapis roulant.

La vita all'aperto

Sono tornato dalle vacanze e dopo dieci giorni in tenda non lo so, a casa non mi ci ritrovavo più. Tutti quei muri. Pieno di porte. I mobili. E meno male che a casa mia c’è anche della terra, buttata lì in un angolo del soggiorno! Che tra l’altro ci hanno fatto casa le formiche mi sa, anche loro dopotutto hanno diritto al campeggio, haha. Quindi niente, alla fine ho piantato la mia minuscola tenda in terrazzo e vivo lì. Certo il mio terrazzo si affaccia su un cortile interno, vista sui tinelli con le mattonelle tristi, sui bagni con le tende delle docce a fiori, esodati spiaggiati su divani davanti a schermi piatti pagati a rate, non è esattamente il massimo della natura selvaggia, ma almeno quando esco dalla tenda la mattina e guardo su, vedo il cielo. Entro in casa solo per lavarmi, ogni volta sbattendo contro tutti quei cazzo di muri e di porte, spigoli, soprammobili, formiche. Poi torno in terrazzo, carico la moka, accendo il fornelletto a gas da campeggio, mi siedo sul mio sgabel...

Il talento della gente

Ieri sera ero in casa e non trovavo più il cellulare, dovevo averlo appoggiato da qualche parte, capita a tutti prima o poi. Allora ho avuto un’idea geniale, ho pensato di usare il telefono fisso per chiamare il numero di telefonia mobile associato al mio cellulare. Ho composto il numero sul cordless ma sul più bello mi è suonato il cellulare. Capita sempre così, quando stai parlando con qualcuno al cellulare suona il telefono fisso, se sei al telefono fisso, tac!, ti chiamano al cellulare, uno non può mai stare tranquillo un attimo a fare quello che sta facendo, la gente ha una specie di talento speciale nel romperti i coglioni. Allora ho appoggiato il cordless sulla scrivania e ho estratto il cellulare dalla tasca dei pantaloni, sul display ho visto che la chiamata proveniva da un numero sconosciuto, un numero fisso, un numero che non avevo in rubrica, sarà sicuramente qualche call center del cazzo ho pensato, e ho risposto, pronto a liquidare l’importuno con fermezza ma sempre con g...

I denti sono il passato

Siccome sono tre giorni che ho mal di denti sono andato dal dentista. Mentre aspettavo in sala d’aspetto ho letto le ultime novità sui giornali e le riviste che il mio dentista mette gratuitamente a disposizione della clientela, un gesto il suo che nel suo piccolo contribuisce al progresso culturale della società e quindi del paese. Mentre leggevo la dichiarazione di Giovanni Ciacci che confermava che Barbara D’Urso e Gerard Butler stanno insieme (“Giovanni, pensi che ci sia del tenero tra Barbara e Gerard?” “Penso proprio di sì, metterei l’intero braccio sul fuoco! Ormai sono inseparabili, è chiaro che ci sia del feeling”) l’assistente si è affacciata in sala d’aspetto e mi ha chiamato. Ho appoggiato la rivista sul tavolo e mentre mi accomodavo in poltrona e l’assistente mi sistemava il bavaglino di carta sul petto mi chiedevo che razza di modo di dire fosse “c’è del tenero”. A quale entità ci si riferisce esattamente? La carne può essere tenera, un coniglietto può essere tenero, il t...

Di cosa ci occupiamo nella vita

L’altro giorno me ne stavo nel mio ufficio, davanti allo schermo del computer. Con una lente di ingrandimento stavo contando i pixel dello schermo, quando a un certo punto è suonato il telefono. Era il suono di una chiamata interna, ma sul display non è comparso nessun numero. Allora non ho risposto. Dopo tre squilli, il telefono ha smesso di suonare. Ho alzato la cornetta e ho chiamato Creativo n.2. – Che succede? – Sei tu che mi hai chiamato? – No. – Ok. – Ok. Ho messo giù. Ho tamburellato con le dita sulla scrivania. Poi mi sono alzato e sono andato nell’ufficio di Numero Due. L’ho trovato che stava facendo girare il suo smartphone sul tavolo, come una trottola. – Che c’è ancora? – mi ha detto, mentre lo smartphone ruotava. – Mi stavo chiedendo una cosa. – C’è Google per questo. – No, non credo. Non per questa domanda. – Sarebbe? Mi sono seduto di fronte a lui. Non sapevo bene come metterla giù. – Mi chiedevo. Noi, esattamente. Che lavoro facciamo? – Noi, intendi la Cl...

Come una pioggerella

– Hai sentito quella storia su quel Reparto Entropia a San Pietroburgo? Quelli sì che ci sanno fare – mi ha detto stamattina Creativo n.2 mentre eravamo nella saletta ristoro davanti al distributore automatico di snack. – Mi manca, il Reparto Entropia – gli ho detto io. – Anche a me. Ma ormai hanno delocalizzato anche quello. Tocca rassegnarsi. In realtà non sapevo di cosa stesse parlando. Non leggo né ascolto né guardo le notizie da almeno un anno. La sola parola “notizia” mi fa schifo. Notizia. Notizia. Notizia. Notizia. Notizia. Notizia. Per non parlare di news. News. News. News. News. A pensarci ancora meglio, tutte le parole fanno abbastanza schifo. Bolo rimasticato da milioni di persone migliaia di volte al giorno, è come passarsi di bocca in bocca il cibo dopo averlo ciancicato un po’. – Perché la gente parla? – ho chiesto a numero 2. – L’hai appena fatto anche tu. E infatti avevo in bocca un sapore mefitico, di reflusso gastrico. Ho bevuto un 32 dal distributore automatico...

I terroristi

Secondo Ermete Dossi i terroristi dell’Isis hanno inondato il web di video virali di gattini e altre tipologie di video buffi. Lo avrebbero fatto per trasformare gli occidentali alla guida delle loro auto in inconsapevoli armi di distruzione di massa. Così facendo non hanno neanche più bisogno di martiri suicidi che si immolino per la causa: fanno tutto gli infedeli occidentali, che non riescono a resistere a quei video divertentissimi, e li guardano sui loro smartphone anche mentre camminano per strada e mentre guidano. E il risultato è che guardando video virali buffi di gattini si fanno fuori a vicenda trasformando le strade urbane in macellerie messicane. – Ecco perché non ho uno smartphone, per rispondere alla tua domanda – dice, grattandosi con un dito sotto la benda da pirata l’occhio che non ha più. – Come va con gli antidepressivi? – chiedo, preoccupato. – Adesso ti faccio vedere come faccio la spesa. Entriamo all’Esselunga. Lo seguo mentre si aggira per le corsie,...