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Cuore d'elio

Ho comprato una bombola di elio e l'ho usata per gonfiare Eugenia, poi l'ho lasciata libera di fluttuare in casa, è andata a posarsi su un angolo del soffitto, supina, cioè, supina rispetto a me che ero sotto, ma prona rispetto al soffitto, vabè insomma stava con la faccia contro il soffitto e il culo rivolto verso di me. Ieri al lavoro era la Giornata della Rivincita e sono tornato a casa che ero un fascio di nervi, perché mentre ero lì nella palestra aziendale che umiliavo le Penelopi del Reparto Entropia mi sono avvicinato con la faccia a una di loro e gli ho sussurrato "Perché non vi ribellate?", e lei mi ha risposto, impassibile, "Perché non vi ribellate voi?". Così come sono entrato in casa e ho visto il culo fluttuante di Eugenia sopra la mia testa ho avuto un capogiro e mi è salita l'eccitazione e ho giustamente pensato subito di abusare di Eugenia, ma non sapevo come raggiungerla, era troppo in alto, ho dovuto prendere la scala. Dopo abbiamo fat...

Come pasta dentifricia

Ieri sono passato al negozio di Mariano, il mio amico che vende articoli per il suicidio. Sotto le feste i clienti del suo negozio aumentano vertiginosamente, dice, e infatti non aveva molto tempo da dedicarmi. Dice che lui la crisi non la sente affatto, e ride. Una fortuna che Mariano ha rispetto agli altri negozianti è che lui non deve mettersi a fare pacchetti regalo, di solito nessuno a Natale ti regala un kit per l'autoiniezione letale o un cappio d'argento per impiccarti. "Sai Jimmy, il suicidio è una cosa molto personale, è difficile indovinare i gusti degli altri" mi confida Mariano. Per le strade del centro c'è un sacco di gente, a Mariano la gente non piace molto. È come il dentifricio, dice. Hai presente quando schiacci il tubetto ed esce un piccolo cilindro di dentifricio, se tu non sapessi che è perché hai premuto il tubetto potresti credere che il dentifricio è una cosa viva, un verme molliccio e bianchiccio che è uscito di sua spontanea volontà dall...

Quando me la racconto

Certe volte quando sono in giro, mentre passeggio o sono sull'autobus o siedo al tavolo del bar, faccio finta di parlare al cellulare con qualcuno, per passare il tempo. Costa molto meno che telefonare per davvero a qualcuno, e inoltre spesso io non ho davvero voglia di parlare con qualcuno al telefono, ho semplicemente voglia di parlare, per sentire come suonano i concetti che infestano la mia mente. La gente di solito telefona a qualcuno, ma mica perché ha davvero voglia di parlarci, solo perché si annoia, e ha bisogno di stare sempre connessa con altra gente, anche se non ha un cazzo da dire. Io invece qualcosa da dire ce l'ho, ma spesso non voglio dirlo a nessuno, e allora faccio solo finta di dirlo a qualcuno, per evitare che mi guardino storto. Certe volte per esempio faccio finta di parlare con Armenia, altre volte con mio padre, ma più spesso preferisco fingere di parlare con un ipotetico personaggio x, perché la cosa mi dà più libertà, non mi costringe a pensare a qual...

Quella lì

Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, nannà na na na. Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, nannà na na na. Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, Na nannà na-nà na na na, nannà na na na. (niente, è che ho questa canzone in testa ma non mi ricordo il titolo e neanche le parole, capito quale.)

Assegnati dal destino

Domenica sono andato al cinema con la mia fidanzata, Armenia. Il cinema era un multisala, nei multisala ti stampano il biglietto con il posto assegnato, come quando prenoti il treno, solo che noi non avevamo prenotato un bel niente. Ora una delle cose più belle del cinema secondo me è che quando tu entri poi ti siedi dove ti pare, compatibilmente ai posti già occupati ovviamente, non credo che sedersi sulle gambe di qualcun altro sia una buona idea, anche se non ho mai provato in effetti. Comunque, io al cinema pago e mi voglio sedere dove preferisco, compatibilmente eccetera, però se voglio sedermi in prima fila perché mi piace vedere i primi piani stratosferici ed essere fagocitato dai protagonisti, ho tutto il diritto di farlo. Se voglio sedermi laterale perché mi piace seguire la storia obliquo, perché magari mi piace guardare i film e in generale la vita di traverso, ho tutto il diritto di farlo. Se voglio sedermi in fondo perché oltre a quello che passa sullo schermo voglio veder...

Tana per te

Mi ricordo quel giorno che eravamo fuori dal liceo perché doveva esserci lo sciopero, e poi alla fine lo sciopero saltò e tutti iniziarono ad entrare, noi ci guardammo negli occhi e pensammo la stessa cosa. Come si fa ad andare a scuola quando ci s’è fatta l’idea che non ci si andrà. Così girammo le spalle e gli zaini verso l’entrata della scuola e ce la svignammo. Se tutti gli studenti non vanno a scuola è uno sciopero, se solo due non ci vanno è seghino, o sega, o fare forca, o schissare, o tagliare, o salare, o impiccare, o fare lippa, o fare manca, saltare, bossare, conigliare, fare berna, fare fuoco, fare puffi, fare chiodo, o fare brucia, fare cuppo, far filone, fare fruscio, nargiare, allazzare, calliare, stampare, persino allunare! Allunammo. Finimmo all’ex zoo comunale, le gabbie con le scimmie non c’erano più da anni, così come la gabbia con lo stronzo pavone che non ho mai visto fare la ruota, o la gabbia con le galline (in quale altro zoo al mondo c’era una gabbia con le ...

Quattordicimila rese

Ho letto su Internet che battiamo le palpebre quattordicimila volte al giorno, il che significa quattordicimila blackout. Ogni giorno, per quattordicimila volte, precipitiamo nel buio. Questo da una parte mi ha tirato su il morale perché mi ha fatto pensare che anche se non ce ne rendiamo conto, al buio evidentemente ci abbiamo fatto il callo. Poi però ho pensato a quante cose mi perdo in quei quattordicimila istanti di ogni giorno, quanti dettagli virate di luce cose sfreccianti lampeggi di giallo scritte pubblicitarie piogge di pixel mi perdo. Eugenia per esempio lei gli occhi non li chiude mai, neanche quando facciamo l’amore, non si perde neanche un fotogramma del ramo di iperbole descritto dall’atto carnale nel suo compiersi. Allora ho provato a fare come il protagonista di quel film di cui non ricordo il titolo, quello dove il protagonista è un tizio che cerca di diventare qualcuno nella vita, seppur in maniera violenta, e alla fine ci riesce, e con l’approvazione del governo. Ne...