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Specismo e squatterismo

Dolly, la mia pecora gonfiabile e sex pet, da qualche giorno mi tiene il muso. Ho il sospetto che sia per il fatto che io ho un figlio nato da una precedente relazione (Domenico, nato dalla mia storia con Eugenia, la mia ex bambola gonfiabile) e questo, in qualche modo, la rende gelosa. Forse dovrei mettere le cose in chiaro con lei, e cioè che non intendo avere nessuna relazione sentimentale seria, e men che meno metter su famiglia. E se proprio devo dirla tutta mi dà fastidio il modo in cui ignora quasi l’esistenza di Domenico, come se lo considerasse un essere vivente di terza o quarta categoria. Non pretendo certo che una pecora sintetica in lana merinos e vinile accetti di fare da madre a un geco, non le chiedo tanto: semplicemente un po’ di gentilezza e di considerazione. Domenico in fondo non ha colpe. Comincio a pensare che Dolly abbia un atteggiamento specista, e questo per me è inaccettabile. Siamo tutti uguali agli occhi di... di chi? Di Noè, immagino. Che sulla sua arca acc...

Sul chi vive per sgamare le intelligenze artificiali

  Mi suona il telefono, un numero sconosciuto. Rispondo, tirando a indovinare. «Pronto, non mi serve nessuna cella elettrolitica per la produzione domestica di idrogeno, grazie, la saluto» «Sono Ermete, aiutami, sono improvvisamente cieco!» «Ermete? Ma lavori in un call center?» «Che call center? Questo è il mio numero. Ho bisogno di aiuto Bandini, non ci vedo più un cazzo neanche dall’occhio buono.» «Così di botto? Forse è saltata la corrente.» «Sono le dieci di mattina, testadicazzo!» «Ok arrivo subito.» Mentre guidavo verso la Zona Deumanizzata mi sono ricordato che Ermete non aveva un telefono cellulare. E se fosse la solita truffa telefonica? Magari fatta con la intelligenza artificiale che imita la voce di Ermete per estorcermi del denaro? Però non mi aveva chiesto soldi. Magari adesso arrivavo a casa sua e c’era una intelligenza artificiale con le sue sembianze pronta ad aggredirmi fisicamente e a derubarmi per poi andarsi a comprare la droga stupefacente. Un’intelligenza ar...

La logistica

Alfo dice che c'è sempre meno verde e campi e sempre più cemento e capannoni, e che questa si chiama logistica. Un tempo, migliaia di anni fa, eravamo tutti cacciatori-raccoglitori, quindi nomadi. Poi, a un certo punto, siamo diventati sedentari, e lì – dice Alfo – è iniziato il declino. Con l'agricoltura; e non contenti, abbiamo peggiorato le cose con l'industria. Abbiamo smesso di muoverci per procaccarci il cibo, ma almeno uscivamo di casa per andare a lavorare e per fare shopping. Dopo hanno inventato il telelavoro, e anche l'e-commerce, e adesso non dobbiamo più uscire per fare niente. Siamo fottuti. Prima noi uscivamo, dovevamo muoverci per procurarci le cose. Adesso stiamo fermi e facciamo muovere le cose e ce le facciamo portare comodamente a casa dalla logistica. Per ora la logistica si serve di esseri umani, ma tra un po' non serviranno più a niente, ci saranno le AI a gestire la logistica e i droni a consegnarci le cose, così non dovremo fare più niente. ...

Una nuova vita, forse

Al centro per l'impiego mi hanno detto che sono “troppo qualificato” e questo lega le mani a qualsiasi datore di lavoro che per venirmi incontro e non sovraccaricarmi di responsabilità sarebbe disposto a darmi un lavoro sottopagato di tutto rispetto. Così l’impiegata del centro mi ha consigliato di iscrivermi a un corso “deprofessionalizzante” grazie al quale, se mi applico, posso sradicare tutte le competenze e le qualifiche che ho acquisito in tutti questi anni di contratti Co.Pro.Fa.G.O. alla Clebbino e diventare così appetibile per il vivace e scoppiettante mercato del lavoro. Naturalmente ho accettato. Il corso si tiene tutti i lunedì e i giovedì sera alle ore 20 in una ex-palestra nella Zona Deumanizzata che per anni il Comune ha utilizzato come area di sgambatura per cani al coperto. Per la verità c'è ancora qualche ostinato cittadino che continua a portare il suo cane a sgambarsi nella struttura, e non è facile seguire la lezione restando seduti sui banchi di scuola con...

Le bambine, i bambini

 Siccome le bambine e i bambini di tutto il mondo si erano stufati di essere fatti a pezzi dai bombardamenti, di morire di fame, o malnutrizione, o di diarrea o di malaria o di polmonite, di lavorare come schiavi in miniera o nelle piantagioni o nelle fabbriche, di venire sfruttati sessualmente, o anche solo di essere accompagnati a scuola da genitori indaffarati a scrollare sui loro smartphone; allora cominciarono, tutti insieme, a urlare: basta! basta! basta! E quelli più piccoli che non sapevano parlare si limitavano a urlare, rossi in volto, stringendo i pugni e agitandoli in aria; e siccome neanche così furono ascoltati, ma vennero solo sgridati, picchiati, o peggio ignorati; allora come forma di protesta estrema decisero di smettere di nascere, e non vennero più al mondo, in nessun modo, né naturale né artificiale; e nel giro di poco meno di un secolo l’umanità si estinse e così molti problemi, se non tutti, furono infine risolti.

Il dilemma del barbiere

 Stamattina mi sono letto e guardato l'internet e dopo che l'ho finito non sapevo più che fare, allora ho pensato di andarmi a tagliare i capelli. Ma il mio barbiere di fiducia è chiuso per lutto da mesi, poi ho scoperto che era proprio lui a essere morto, e il lutto era quello della sua famiglia. Allora ho pensato di chiedere a Ermete Dossi se mi poteva consigliare qualcuno. Sono andato a casa sua. L'ho trovato con i capelli lunghi e sporchi fino alle spalle, non un buon segno. «Non li ho più tagliati, perché volevo andare dal barbiere, ma poi mi sono chiesto: da chi si fa tagliare i capelli il barbiere? Da un altro barbiere, evidentemente. E dev'essere un barbiere molto bravo, se uno che è barbiere si affida a lui. Così ho chiesto a Nereo, il mio barbiere storico, da chi si fa tagliare i capelli: lui mi ha dato il nominativo di questo barbiere che sta dalle parti della rotonda Casto Caruso. Sono andato lì, ma poi ho pensato: questo barbiere, che già taglia i capelli a...

Il rumore di un cotton fioc

Che rumore fa un cotton fioc quando cade per terra? Ieri ci ho pensato per tutto il giorno. Nel corso della mia vita innumerevoli cotton fioc mi sono caduti, ma non ricordo di averne mai sentito il rumore, e d'altra parte le estremità bombate costituite da ovatta contribuiscono ad attutirne l'impatto con il suolo, ma la domanda è: cento cotton fioc che cadono al suolo contemporaneamente non farebbero ugualmente rumore? E mille? E un carico da un milione? Siamo in presenza dell'oggetto meno rumoroso mai creato dall'umanità? Così, in vena di esperimenti, sono andato al supermercato con l'intenzione di comprare una decina di confezioni di cotton fioc e iniziare tutta una serie di test domestici. Al supermercato ho incontrato Numero Una, la mia ex collega al Reparto Creazione della Clebbino, prima che ci licenziassero tutti senza neanche averci mai assunti, uno dei prodigi possibili nell'attuale mondo del lavoro.  «Hai saputo? Ci stanno richiamando» ha detto Numero ...