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Come essere a Honolulu

 Ho comprato online una lettiera per gatti “usata pochissimo”, perché pensavo di prendere un gatto per Domenico, in funzione di pet therapy, visto che ultimamente lo vedo un po’depresso, se ne sta lì attaccato al muro sopra la porta della cucina e quasi non arriccia neanche la coda, il che credo sia un segno di depressione nei gechi, almeno da quanto ho sentito dire una volta su un documentario che davano su una smart TV di Mediaworld. Ma poi sul gatto ho cambiato idea dopo aver parlato con il vecchio proprietario della lettiera che ho comprato, il quale ha deciso di venderla dopo che il suo gatto persiano è morto schiacciato dalle ruote di un SUV guidato da una signora di mezza età che stava registrando un vocale su whatsapp. Dopo aver schiacciato il gatto il SUV è finito dritto nella buca dei lavori in corso che c’era in mezzo alla strada per via di una fuga di gas, facendo da detonatore. L’esplosione ha fatto tremare i vetri delle case di tutto il quartiere. I media senza scrupo...

I migliori saluti

 “I migliori saluti” c’è scritto in calce a una mail che mi ha scritto la mia banca. Che poi non è mia davvero, nel senso che non è che la posseggo, è più lei a possedere me, nel senso che ho proprio la stringente sensazione che mi tenga per le palle. Ma “I migliori saluti” mi ha proprio stranito. Quali sono i migliori saluti? “Arrivederci e a presto, stia bene carissimo”? E i peggiori, allora? “Ciao e vaffanculo, testa di cazzo”? Mi colpisce molto che la banca si premuri di scegliere tra un’infinita gamma di saluti soltanto i migliori, e di mandarmi quelli, senza però esplicitarli. Che cos’è tutto questo pudore, banca? Questa timidezza, unita alla sfrontatezza di mandarmi i saluti migliori, a me, tuo umile correntista col conto quasi in rosso considerato che la Clebbino mi ha lasciato a casa a tempo indeterminato, che è l’unica cosa a tempo indeterminato che io abbia mai ottenuto dalla Clebbino (e dalla vita)? I migliori saluti. Ci stai provando, banca? Vuoi sedurmi? Vuoi uscire c...

Il business del futuro

Avevo pensato di fare un regalo a Creativa n.1 per Natale, di regalarle un prodotto di bellezza, tipo una crema per la faccia. Allora sono entrato in una profumeria e ho chiesto alla commessa, molto profumata anch’essa, se avevano una crema per la faccia. Lei sorridendo in un modo che sembrava che mi compatisse mi ha detto ma certo, e mi ha fatto vedere alcuni prodotti che si chiamavano trattamento viso, o crema sorbetto opacizzante. «No, no, non mi sono spiegato, non voglio dei trattamenti o dei sorbetti, cercavo più una crema per la faccia». Lei allora mi ha mostrato un flacone dove c’era scritto lozione touch proof, e poi una maschera rimpolpante, uno shot visage energizzante e un siero liftante. Io scuotevo la testa. Lei allora ha giocato la carta del gel hydratant, della crème jour et nuit e altre cose in francese. «Ma una normale crema, per la faccia possibilmente, capito come, non ce l’avete proprio? Sono finite?» La commessa ha piegato un angolo della bocca in giù, come una emo...

Questo cerchiobottismo, questo benaltrismo

 Sono andato da Mediaworld a guardare un po’ di tv, su una c’era un film poliziesco americano, c’erano di mezzo l’Fbi e la Cia, per esempio non capisco come mai, nel doppiaggio italiano, l’Fbi è detto Ef-Bi-Ai ma la Cia non è detta Si-Ai-Ei. O viceversa. Cioè o fai tutto all’italiana o tutto all’americana, questo cerchiobottismo da dove viene? Voi mi direte: eh, ma i problemi sono altri, oggigiorno! E questo benaltrismo, da dove viene? E voi, da dove venite? Eh? Cioè, ma chi siete? Chi siete! Urlavo “Chi siete” da Mediaworld, finché non si è avvicinato l’addetto alla sicurezza, quello che studia filosofia alle scuole serali. «Problemi?» «Chi non ne ha» ho detto io. «Averne, si può. Crearne, no». «D’altra parte, nulla si crea e nulla si distrugge» ho azzardato. L’addetto ha stretto gli occhi, come per mettermi a fuoco. «Non lo so se nulla si crea, ma sicuramente nulla si distrugge. Soprattutto qua dentro.» Ho alzato le mani in segno di resa e mi sono allontanato. Mediaworld signific...

Senza fare niente

 Dopo quasi quattro mesi sono venute le forze dell’ordine a sgomberarci. Senza fare niente siamo passati da sequestrati a occupanti fuorilegge. I dipendenti sono stati messi in cassa integrazione. Noi Co.Pro.fagi non sappiamo che cosa ne sarà di noi. Ma del resto chi è che lo sa? Tornato a casa ho festeggiato con una bucolica notte di sesso con Dolly, la mia pecora gonfiabile con vello in pura lana vergine e fregna in puro vinile. Oh Dolly, quanto mi sei mancata. Adesso però fammi un favore, vai a brucare in cucina e levati dal cazzo, ho bisogno di riflettere. La solitudine è bella, quando non ce l’hai. Un sacco di roba è bella, finché non è a portata di mano. Bisognerebbe non avere un cazzo mai, tutto sarebbe solo gioia sconfinata, anelito immortale.

Noi non ci fidiamo

Anche se Fase 1 è finita e l’azienda ha dichiarato concluso lo smarthousing e ha riaperto le porte e ha detto che possiamo lasciare i nostri uffici e tornare a casa e riprendere la vita di tutti i giorni, noi non ci fidiamo e siamo rimasti nei nostri reparti e uffici h24. Se dovessi spiegare di che cosa o perché non ci fidiamo, non sarei in grado: non ci fidiamo e basta. È quello che ci ripetiamo tra di noi, ossessivamente, guardando attraverso i vetri fumè dei nostri uffici lo skyline della zona industriale che ha l’andamento di un encefalogramma impazzito o il cielo climaticamente modificato o le strade senza marciapiedi e piene di buche per il passaggio costante dei tir. Fuori sembra tutto come prima del via libera, salvo che è ripreso il traffico che prima non c’era più e che ci fa ripetere: non mi fido, non ci casco. Oggi che è domenica mi ha telefonato mio padre, chiedendomi cosa diavolo stavo combinando, perché non tornavo a casa, perché non uscivo dall’ufficio. Gli ho detto che...

L’improvviso scioglimento

Al Reparto Marketing fanno corsi di yoga, ha detto stamattina il capo, non si sa rivolto a chi. Forse parlava con me, forse con l’idrante attaccato al muro, ultima data di revisione 22/01/2019. Passo le ore a guardare i pannelli traforati del soffitto nel mio ufficio, ripetendo come un mantra la parola débâcle , che trovo di una musicalità struggente. Dé-bâ-cle , dé-bâ-cle , una pomposità da marcia funebre con accenti di gioia perversa, dé-bâ-cle , dé-bâ-cle . C’è gente che accende e spegne l’aria condizionata, per sentirsi viva, o forse per riflesso condizionato (ha-ha). – Tra poco è Pasqua – ha detto a pranzo Numero 3, si è rapato a zero l’altro ieri. Gli ho chiesto come ha fatto. “Strappandomeli uno a uno” ha detto, e ha sorriso. Io ho sentito freddo. – Il mio giorno preferito però non è il giorno di Pasqua. Sai qual è? – ha chiesto. – Stamattina sono andato nel deep web e ho trovato una definizione bellissima della parola débâcle che sta nel NUOVO DIZIONARIO ITALIANO-FRANCESE S...