Passa ai contenuti principali

Post

Che consiglio vuoi da me

Mi ha telefonato Cinzia Pontesi mentre tiravo con la fionda palline di insetti a Domenico, mio figlio. Ho comprato le palline di insetti su internet, un sacchetto da 250 g costa 0,99 euro, sono insetti della savana africana, macinati e poi fatti a palline, roba di prima qualità. Prima o poi le assaggio anche io. Domenico però non mi sembrava particolarmente goloso di questa leccornia, se ne stava lassù immobile sul muro, vicino a un quadretto Ikea che raffigura un anonimo paesaggio boschivo scandinavo, forse gli ricorda casa, anche se non credo che i gechi bazzichino la Scandinavia. – Ciao Bandini, ho bisogno di un consiglio. – Sei una che va subito al sodo eh? No ma lo apprezzo, non sopporto quelli che mi chiedono come sto, quando ormai è risaputo che sto bene, o che al massimo non c’è male. – Senti, si tratta di Ermete. Lui non è più lo stesso di un tempo… a volte è come se non esistessi per lui. Mi sa che non lo amo più. – Allora non si tratta di Ermete, si tratta di te. – Eh? Ah, s...

Una sequela di fatti incresciosi, con un lieto fine

Ero stanco di guardare l’effetto neve nella mia tv analogica e allora mi è venuta voglia di andare al cinema, solo che non avevo i soldi, e soprattutto non avevo voglia. Infatti devo correggermi: avevo voglia di essere al cinema, ma nessuna voglia di andarci . Quindi ho cominciato a chiedermi quale fosse il valore aggiunto del guardare un film al cinema invece che alla tv, e dopo averci rimuginato su un bel po’ (tipo dieci secondi) ho realizzato: i popcorn! Mi sarebbe bastato comprare dei popcorn e piazzarmi davanti alla tv di casa per rivivere l’esperienza coinvolgente del cinema senza andare al cinema ma comodamente seduto sul divano di casa mia. Così sono andato al supermercato a comprare i popcorn già fatti, lo so che sono meno buoni di quelli fatti sul momento, ma io quando sento tutti quei poveri chicchi di mais che esplodono dentro la padella buttando fuori la loro materia popcornea come calzini rovesciati, dopo mi viene la nausea e non ho più voglia di mangiarli, mi sembra una...

Riposa in pace

Sono andato al cimitero a vedere come stava mia madre, e mia madre non c’era più. Voglio dire che non c’era più nella sua nuova forma di funghetto. Non lo sapevo che i funghetti potessero andarsene così da un’altra parte. Pensavo che avessero le radici, o quello che è. Ora che ci penso però un fungo non è un albero o un fiore, forse le radici non ce le ha, forse può andare dove gli pare. Tipo nelle piscine e in altri posti umidi dove si trova a suo agio. Dove sei andata, mamma? Volevo fare due chiacchiere con te. Poi magari torni? Non pensavo che anche da morti si fosse così inquieti, forse è per questo che si dice: “riposa in pace”. Perché non è così scontato, evidentemente c’è gente che riposa nell’inquietudine, o nell’astio, o nel rimpianto, o nella frustrazione, proprio come nella vita di tutti i giorni, anche se non lo chiamerei propriamente “riposare”. E con questo ho già usato per due volte le virgolette in un unico post, e siccome odio le virgolette, forse è meglio se per oggi ...

Un altro che sta male

Sono andato dal medico perché mi faceva male un orecchio e pensavo di avere tipo un’otite. Dal mio medico si prendono i numerini come dal macellaio, chi ha il numero uno entra per primo e poi via via tutti gli altri. Sono arrivato allo studio medico alle 15.30 (l’orario di inizio è le 15), ho preso il numerino e avevo il 12, solo che nella sala d’aspetto c’era solo un’altra persona oltre a me. – Lei che numero ha? - ho chiesto all’altra persona. – E lei? – ha fatto quello, sospettoso. – L’ho chiesto prima io. – Già – ha convenuto di malavoglia il tizio, e poi ha bofonchiato qualcosa. – Come? – Il 10. – Io il 12. Il tipo si è illuminato. – E tutti gli altri numeri? – ho detto. Il tipo ha fatto misteriosamente girare il dito in aria. Io mi sono seduto, tenendomi l’orecchio. Dopo un po’ si è aperta la porta dello studio, ne è uscita una signora che sembrava soddisfatta, e da dentro il medico ha chiamato il numero 10. Il tizio allora si è alzato ed è entrato lui. Io ero piuttosto...

Vietato fumare

Ieri nella Sala Incubatrice il capo ha lanciato sul tavolo dei pacchetti di sigarette di varie marche, chiedendo: – Chi di voi fuma? Nessuno ha parlato. – Bene – ha detto lui – perché il fumo uccide, giusto? Nessuno ha detto niente. – Il Ministero della Salute – ha cominciato a dire, riempendosi i polmoni di aria – ci ha contattati per un incarico della massima importanza. Sapete tutti quei messaggi che i produttori di tabacco sono obbligati per legge ad appiccicare in bella vista sui loro pacchetti: Il fumo uccide, Nuoce gravemente alla salute, Il fumo provoca il cancro, Il fumo invecchia la pelle, Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno, gne, gne, gne. Qualcuno, forse Creativa n.1, ha sorriso. – Avete già capito dove voglio arrivare. Non funzionano. Non servono. La gente li ignora. La gente se ne frega. Sapete come sono i fumatori: piccoli tossici imbecilli, miserabili teste di cazzo convinte che reggere tra due dita cilindretti di tabacco pressato da appicciare da un’es...

Tutti mi chiedevano il nome del cane

Sono andato da Mediaworld perché volevo qualcosa di wireless, neanche io sapevo cosa – ma tanto avrei chiesto ai commessi, loro mi avrebbero sicuramente trovato qualcosa. – Avete qualcosa di wireless? – ho chiesto al commesso del reparto piccoli elettrodomestici. – Che ne dice di un minipimer? – mi ha risposto lui. Non mi sembrava abbastanza fico un minipimer wireless e allora sono andato al reparto televisori. – Avete qualcosa di wireless? – Wireless? – Significa senza fili. – Lo so che cosa significa wireless – ha detto il commesso, risentito, – che cosa cerca esattamente? – Qualcosa. Non lo so, qualche nuovo arrivo. – Qui ho un telecomando universale. – Universale? – Significa che – – Lo so che cosa significa “universale” – ho detto io, e me ne sono andato. Che me ne facevo di un telecomando che comanda l’Universo? Che razza di responsabilità avrei avuto? Magari premevo un tasto per mettere meglio a fuoco la luna e per sbaglio provocavo una tempesta elettromagnetica nella...

Pellicola alimentare e manufatti memoriali

Mio padre è passato a trovarmi mentre cercavo di sigillare con la pellicola un piatto con degli avanzi di cibo. Io non lo so chi abbia inventato quella roba, la pellicola per alimenti intendo – sembra fatta apposta per uccidere un uomo, fisicamente e psicologicamente. Prima di tutto non si sa perché ogni volta che tiri fuori la confezione, la pellicola è sempre regolarmente arrotolata al cilindro, e ci vogliono secoli per trovarne il capo e soprattutto per distaccarla dalla pellicola sottostante. Poi finalmente quando ci riesci, cerchi di srotolarne una quantità bastevole alla bisogna, e quella improvvisamente diventa refrettaria alla pelle umana: si deforma sotto le tue dita, si attorciglia tutta di lato, si lacera, esce tutta sghemba; e quando finalmente decidi che ne hai srotolata abbastanza, cerchi di reciderla utilizzando il bordino seghettato, ma la pellicola diventa a un tratto resistentissima e non riusciresti a tagliarla neanche con il laser, e quando finalmente ci riesci – op...