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Difetto di pronucia

"È negli USA il lago dal nome più difficile da pronuciare". Ho trovato questo titolo sul sito di Repubblica di oggi. Pronuciare . Proprio così. Lo spazio mi esplode in testa. Penso a Gaza, al fosforo bianco, al presidente iraniano che dice che Israele a Gaza fa "pulizia etnica", tutto il mondo si scandalizza, anche io mi scandalizzo, solo che a quanto pare lo scandalo è che il presidente iraniano attacchi Israele, e io invece mi scandalizzo per la pulizia etnica a Gaza, meno male che ci sono i giornali che mi dicono per cosa mi devo scandalizzare, certe volte mi scandalizzo per le cose sbagliate. Per esempio, oggi Repubblica mi dice che c'è un lago con il nome molto difficile da pronunciare, così difficile che Repubblica addirittura non dice solo che è difficile da pronunciare, dice che è difficile da pronuciare, per rendere meglio l'idea. Subito mi viene voglia di provare a pronunciare il nome di quel lago ma non faccio in tempo a cliccare sulla notizia per...

Una famiglia tranquilla

Ierisera Eugenia ha partorito, dandomi un figlio. È un geco. È sbucato dalla sua fica di plastica intorno alle sette di sera, lasciandomi allibito. Anche Eugenia sembrava stupita. Ma lei sembra sempre stupita, ha in faccia l'impronta eterna dello stupore, è anche per questo che l'amo. Era riversa sul divano accanto a me, io stavo fissando le formazioni licheniche agli angoli del soffitto, quando ho sentito come uno squittìo. Mi sono girato di scatto e ho visto questa bestiolina grigia lunga una decina di centimetri sbucare dalla vagina di Eugenia e in pochi secondi arrampicarsi sulla parete alle mie spalle. Non lo sapevo che Eugenia fosse incinta. Non pensavo neanche che potesse avere figli. "Non lo sapevo che eri incinta. Non lo sapevo che potevi avere figli" le ho detto. "Oooooooooohhh" ha fatto lei, stupendosi. Nostro figlio l'abbiamo chiamato Domenico, essendo che è nato di domenica. Non ho idea di cosa mangi. I rettili di sicuro non si allattano. St...

Non corrisponde all'immagine

Ierisera come quasi ogni sera ero a consegnare le pizze per RapidoPizza. L'ultima consegna l'ho fatta in via Stupinigi, erano due pizze, una Pizza Rubizza e una Pizza Italia. Ho suonato al citofono, mi hanno aperto, sono salito al secondo piano. In fondo a una specie di corridoio, davanti alla porta di casa spalancata, mi aspettava un tizio rettangolare, con i capelli che sembravano trucioli di ottone e una smanicata con su scritto SexyBoy. - Le pizze - ho detto semplicemente. Jimmy Bandini è uno semplice. - Mava'- ha detto il rettangolo, ghignando. - Giaggià - ho detto io. Perché questo lavoro è un gioco di nervi. Lui, sempre sulla soglia, ha aperto i cartoni delle pizze e ha sbirciato dentro. - Non corrispondono - ha detto. - Una Rubizza e un'Italia, conferma? - La accendiamo - ha detto, righignando. - Ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah - ho riso io, esagerando. - Sì, ma non corrispondono, non corrispondo alla brosciùr. - Che brosciùr. - La brosciùr RapidoPizza. La vostra ...

Natura morta con calcinacci

Vedere in tv un giornalista chiedere a un uomo che ha perso la casa, la famiglia, tutto in una nuvola di polvere: come si sente. Come si sente. Guardare in tv i primi ministri e gli ultimi, i sottosegretari sfilare tra le macerie, immuni alla polvere sentirsi (come si sente?) un crollo nelle vene, sentire parlare di sciacalli gli sciacalli.

Il controllo delle menti

Ieri in pausa pranzo ero alla mensa Clebbino con gli altri creativi. Io ho preso un primo Clebbino con un contorno Clebbino. Durante il pranzo abbiamo parlato di cose che non lasceranno nessuna traccia, polvere cosmica. Però uscendo dalla mensa io avevo ammucchiato dentro di me dell'astio nei confronti dei miei colleghi e poi avevo l'oscura sensazione di essere loro succubo, allora per ribaltare la situazione, uscendo dalla mensa sotto il sole verticale delle due del pomeriggio, ho deciso di dare a me stesso una prova del mio potere su di loro, di indurli a fare qualcosa che volevo io. Allora ho deciso che tutti immediatamente avrebbero estratto nello stesso istante i loro cellulari. È stato facile, non ho neanche dovuto dire niente, mi è bastato approfittare del momento di silenzio generale all'uscita dalla mensa ed estrarre il mio cellulare e fingere di controllare se avevo ricevuto un messaggio. Subito, come ad un comando invisibile, tutti hanno fatto la stessa cosa, han...

Ascensione, incursione, pianificazione

Entro nell'ascensore, mi giro verso l'uscita. Le porte stanno per chiudersi ma una mano ne blocca la chiusura, e non è la mia. Io non sono abituato a interferire con i meccanismi automatici, tendo a evitare questa cosa per non creare pericolose interruzioni di automatismi. No, è la mano di una donna che non ho mai visto prima, che si intrufola nell'ascensore. - Che piano, signora? - Quarto, grazie. - No, signora. - Come, no? - Non volevo dire a che piano va. Volevo dire che piano ha. - Che piano ho? - Sì, qual è il suo piano? Perché ha interferito con la chiusura automatica? Dove vuole arrivare? - Lo sa benissimo dove voglio arrivare, voglio arrivare al quarto piano, come lei. - E lei che ne sa che vado anche io al quarto piano? - Perché io so cose che lei finge di non sapere. - Ah sì? E visto che sa a che piano vado, sa anche che piano ho? - Non me ne importa un tubo del piano che ha. - E fa bene a non importarsene, perché comunque è un piano segreto e lei non deve saperne...

Quando hai un attimo

Ho scoperto che ci sono corsi in città di tutti i tipi, corsi di consapevolezza vocale, corsi di icona levantina, corsi di formazione in doratura, corsi di impagliatura in paglia di Vienna, corsi di tantra del cuore, corsi per imparare a fare corsi. La mattina esco di casa con il cellulare in tasca, le chiavi di casa in tasca, le chiavi della macchina in tasca, il portafogli in tasca. Dentro al portafogli è pieno di tessere e tesserine magnetiche. Quando avevo otto anni uscivo di casa con me stesso e basta, non dovevo portarmi niente. Neanche le chiavi. Neanche i soldi, tanto non c’era niente da comprare, c’era solo da uscire a giocare e per uscire a giocare non servivano tessere magnetiche con o senza chip o soldi o chiavi di casa, per rientrare in casa bastava passare dal garage che era sempre aperto. Adesso che sono pieno di carte e chiavi e pure biglietti di visita miei e non miei, adesso con tutta questa roba non posso neanche giocare, allora a che mi serve mi chiedo. Poi un’altra...